Questo processo non s’ha sa fare

Magdi Allam accusato di islamofobia dall’Unione delle Comunità Islamiche. Se condannato può essere radiato dall’Ordine dei Giornalisti

 

 

Ogni giorno veniamo a conoscenza di innumerevoli atrocità commesse recentemente da Musulmani fanatici: suore uccise, giornalisti decapitati, minorenni stuprate e poi vendute al miglior offerente, ragazze costrette alla conversione, bambini trucidati, sacerdoti ammazzati, continue minacce rivolte a chi non crede in Allah. Fatti di una crudeltà incredibile che, però, non hanno impedito all’Ordine Nazionale dei Giornalisti di accogliere la denuncia, presentata dall’avvocato Luca Bauccio, strenuo sostenitore della causa palestinese e difensore delle Comunità Islamiche d’Italia, contro Magdi Cristiano Allam colpevole, secondo l’accusatore, di aver scritto e pubblicato, nel 2011, su Il Giornale articoli “islamofobici” (“paura dell’Islam”, reato non contemplato in Italia!), violando, così, “l’obbligo di esercitare la professione con dignità e decoro”; soprattutto di non aver rispettato la religione di Maometto. Da qui la decisione di effettuare un “procedimento disciplinare” a carico del giornalista, il quale rischia, se condannato, la radiazione dall’Ordine, che arriva dopo l’ archiviazione dell’11 dicembre 2011, decisa perché il reato non sussiste.

In realtà non aveva affermato nulla di irreale ed offensivo nei confronti dell’Islam che lo aveva condannato a morte per essersi convertito al Cattolicesimo, costringendolo a vivere da 11 anni sotto scorta. Aveva semplicemente detto la verità, scrivendo, in nome della civiltà e libertà, che ”l’Islam ci assedia, abbiamo il dovere di difendere la nostra cultura. Subiamo ogni giorno gli abusi dei predicatori d’odio che si annidano in quasi tutte le novecento moschee italiane.” (26 aprile 2011). E aveva sostenuto che “toccherà ai Cristiani fuggiti dall’Islam salvare l’Occidente. L’atteggiamento tollerante con i Musulmani è sempre più pericoloso. Il loro obbiettivo è dominarci.” (28 novembre 2011). Realtà già espresse da Oriana Fallaci, poi radiata dall’Ordine, e confermate dalle attuali, continue barbarie che dimostrano quanto il radicalismo islamico tenda ad imporre il suo credo ed a pretedere di eliminare il Crocifisso dai luoghi pubblici e dalle scuole, nonché di abolire il Presepe, quindi ad estirpare le nostre radici culturali e religiose. Inutile negarlo, è un errore epocale, quello commesso dall’Ordine dei Giornalisti in un Paese libero e democratico dove tutti possono dire peste e corna del Cristianesimo, della Chiesa, del Papa, di Gesù e della Madonna, ma ove, a quanto sembra, non è consentito criticare l’Islam.

A dispetto della democrazia che riconosce la libertà di opinione. Quella che, in Italia, ha permesso discussioni e polemiche contro associazioni cattoliche, vescovi, parroci, Papi; o villanie, come quelle espresse - ne cito solo una per brevità ma sono un’infinità - da Piergiorgio Odifreddi secondo il quale “non possiamo essere Cristiani, e meno che mai Cattolici, se vogliamo allo stesso tempo essere razionali ed onesti”. Nessuno ha pensato che bisognava porre loro il bavaglio o intimorirli con provvedimenti disciplinari. Come, del resto, non è successo durante i dibattiti, spesso violenti, quando si approvarono le leggi sul divorzio e sull'aborto, contestate dai Cattolici, contro i quali i laici hanno spesso sparato a zero. Perché è da democratici il poter esprimere il proprio parere su qualunque argomento, compresa la religione, parte integrante delle società.

Magdi Allam ha voluto solo far apprendere agli Italiani la realtà dell’Islam su cui era ben informato, essendo un Musulmano vissuto, per circa 35 anni, in Egitto, Paese a maggioranza maomettana, di cui ha analizzato costumi e fede religiosa. Conoscendo l’arabo, poté denunciare, con articoli scritti nel 2001 e 2003, le moschee nelle quali gli imam spingevano ad uccidere gli Ebrei, i Cristiani, gli infedeli e gli apostati, facendoli così espellere dall’Italia. Affermando, però, che le persone, anche se musulmane, vanno sempre rispettate, benché la religione islamica sia incompatibile con i diritti fondamentali degli individui, fra i quali, soprattutto, la sacralità della vita, la pari dignità tra uomo e donna, il rispetto del sesso femminile, la libertà di scelta religiosa. Diritti spesso violati anche in Italia e nel mondo occidentale, ma per gelosia o mentalità retrograde, non per convinzione religiosa.

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Trasformare in crimine un’opinione non dovrebbe rientrare nei compiti di un Ordine professionale come quello dei giornalisti che crede di poter interpretare i princìpi della libertà di espressione e di emettere verdetti sulle opinioni formulate da un associato. Non fosse altro perché, come rileva Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, “oggi in Italia c’è il pluralismo della critica e dell’infor-mazione … sale di una democrazia liberale”. Ovvio che competa ai giornalisti divulgare le crudeli ed infami norme imposte da Maometto ai suoi fedeli. Come ha sempre fatto Allam, anche quando scriveva su Repubblica o sul Corsera, senza peraltro incorrere mai in denunce. Quello attuale si riferisce unicamente agli articoli scritti nel 2011. A conferma dell’odierno rischio di islamizzazione.

15.9.2014, Egidio Todeschini