Rischio di insufficienza di medici in Italia

Perché 25mila sono in età pensionistica e a causa delle basse retribuzioni a volte assegnate con ritardi. Con la conseguente fuga all’estero

 

 

Diventerà sempre più grave, nella Penisola, la situazione dei dottori, ospedalieri e di famiglia se, a fine ottobre o inizio novembre, sarà approvata dal Governo M5S-Lega la Legge di Bilancio 2019 che prevede la riforma delle pensioni, secondo la quale si può smettere di lavorare a 62 anni, qualora siano stati versati 38 anni di contributi.

Cambiamento che, secondo qualcuno, “sarebbe troppo costoso ed i 7 miliardi previsti non basterebbero” ai pensionati e alle loro famiglie, in quanto chi andrà in pensione non potrà godere di somme derivanti da altre attività. Spingendo così molti economisti, magari anti leghisti e contrari ai Pentastellati, a dire che “sarebbe meglio preservare la riforma Fornero” approvata nel 2011.

Il futuro ci dirà se avevano ragione a criticare, ma qualche dubbio in merito esiste. Un fatto, però, è certo: ne conseguirà, in Italia, la mancanza di medici, 25mila dei quali pronti alla pensione. Quantità che fa temere, alla giornalista Francesca Angeli, la mancanza di camici bianchi” negli Ospedali e “20 milioni di Italiani senza medico di famiglia”. Preoccupazione già esistente che la prevista riforma delle pensioni rischia di rendere effettiva, se, in meno di un anno, mancheranno 25.000 camici bianchi, non sostituibili.   

Il che significa “mettere a rischio il servizio sanitario”, come ha affermato l'Anaao Assomed, il Sindacato Medico Italiano. E, anche a causa del disagio spesso esistente nelle strutture ospedaliere, ciò comporterà che moltissimi medici e dirigenti sanitari, neo laureati o già in funzione, preferiranno venire in Svizzera, soprattutto in Ticino, in quanto italofono, ma non solo, dove si registrano già l'8,6% di connazionali, tra l’altro retribuiti molto di più. E ne conseguirà una notevole mancanza in Italia di assistenza sanitaria.

Ne deriva che i medici rimasti nella Penisola chiedono a “chi ha responsabilità di Governo di spiegare come intende affrontare il fenomeno descritto: sia ai colleghi che rimarranno al lavoro in condizioni organizzative sempre più precarie, sia ai cittadini che hanno diritto a cure tempestive, di qualità e sicure”. Infatti, come detto dal segretario nazionale dell’Anaao Assomed, Carlo Palermo, “é necessario aprire una grande stagione di assunzioni in sanità”. Onde evitare la notevole mancanza di assistenza sanitaria, ospedaliera o a casa, ai connazionali.  

Preoccupazione condivisa dai dirigenti ospedalieri convinti che il numero dei “medici in entrata e medici in uscita è destinato ad ampliarsi”. Tanto da spingere il Coas, Organizzazione Sindacale di Medici Ospedalieri, a dichiarare che “nel 2025, in base all'età media dei medici attualmente in servizio, si può ipotizzare l'uscita dal mondo lavorativo di circa 45mila dottori”, con la conseguenza di un’ulteriore carenza, specialmente di quelli con specializzazione, cioè “i necessari alla sanità ospedaliera italiana”. 

Mancanza che renderà più gravi le carenze in alcuni reparti, tra i quali il chirurgico, dove saranno scarsi gli anestesisti, che tra una decina di anni, saranno “meno di 50mila”; insufficienti i ginecologi, con la conseguente chiusura dei reparti di ostetricia. Comprensibile, quindi, la certezza di Antonio Saitta, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, che “la carenza di specialisti stia determinando in molti ospedali italiani seri problemi di funzionamento, soprattutto nei territori marginali e poco urbanizzati. C’è il rischio reale di chiudere i servizi”.

Tra l’altro, rileva che i posti da assegnare agli “specialisti sono distribuiti in modo disomogeneo sul territorio, rispetto alle necessità delle Regioni” e chiede che il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca e quello della Salute trovino al più presto una soluzione perché “ogni ritardo sarà fatale”. Il Ministero dell'Istruzione fa sapere che “di più ora non si riesce fare”. Il che spinge il Presidente nazionale del sindacato del Veneto, Alessandro Vergallo, a dire che “anche e soprattutto nelle Regioni considerate virtuose, come il Veneto, se il reparto è sotto organico, gli specializzandi sono diventati essenziali per far fronte alla carenza di medici specialisti”.

I quali perciò preferiscono emigrare, con la conseguenza di privare l’Italia non solo dei necessari medici, ma pure degli specialisti in grado di rispondere ai bisogni di salute della popolazione. Rischio previsto dal prof. Virgilio Ferruccio Ferrario, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano.

Il che mette in serio pericolo la vita dei pazienti italiani o stranieri che siano. Dato anche il fatto che pochi sono coloro che possono permettersi il lusso di affrontare le spese di un viaggio all’estero e del soggiorno ospedaliero. Con la conseguenza di avere sempre meno medici, che infatti già diminuiscono. E a soffrirne poi saranno tutti gli Italiani.

Egidio Todeschini