L’escalation della violenza in Medio Oriente

L’indifferenza per le violenze ai cristiani. Assurdità dovute ad ideologie e a scarso senso religioso. Anche l’antisemitismo è ancora vivo

 

 

Sconcerta appurare quanto stanno facendo i Musulmani contro gli Ebrei ed i Cristiani in Medio Oriente. Ma la ferocia, che spinge anche a crocifiggere chi non è della loro religione (come stanno facendo in Irak e in Siria dove ne inchiodano tre al giorno) non stupisce più di tanto: fa parte del loro modo di pensare ed agire in nome - dicono -  del loro dio che imporrebbe di far fuori anche gli Islamici cosiddetti “eretici” dei quali, dal 10 giugno scorso, sono state distrutte, con i bulldozer e la dinamite, i luoghi sacri, 6 moschee degli odiati Sciiti e 4 dei Sufi (Musulmani moderati), tra le quali quella di Giona in Irak e, a Timbuktu, i santuari patrimonio dell'Unesco. Annientate anche 11 chiese ed alcuni monasteri, con conseguente morte di fedeli, suore e sacerdoti, ai quali si aggiungono le crocifissioni di chi non vuole convertirsi e la sepoltura, da vivi, di donne e bambini. Fatti che documentano la furia iconoclasta. Come, del resto, successo in Libia, dopo la caduta del colonnello Gheddafi, ove i Salafiti hanno demolito il mausoleo di al Shaab e, in Pirenaica, soppresse tutte le tombe sufi. Non è andata meglio tra Israele e Palestina, da anni in una guerra tanto violenta da provocare un numero notevole di vittime civili (oltre 2.000, secondo le ultime valutazioni), prevalentemente palestinesi, ed il peggioramento delle condizioni umanitarie a Gaza, a dispetto delle diverse ore di tregua umanitaria annunciate da Abu Mazen, per consentire l'afflusso di aiuti umanitari, però raramente rispettate.

Certo, i carri armati israeliani hanno ripetutamente colpito le zone densamente popolate del Sud della città di Gaza, mettendone fuori uso l’unica centrale elettrica e facendo incendiare alcuni contenitori di combustibile. Danni ai quali si aggiungono l’uccisione di molti residenti e la fuga di 220 mila persone (su una popolazione di 1,8 milioni). Ma sono stati sparati verso Israele dai tunnel costruiti in questa città non pochi razzi, la maggior parte di essi, per fortuna, caduti in spazi aperti e non abitati. Il che non ha impedito al premier israeliano Netanyahu di dire che occorre prepararsi con “forza e determinazione” a una lunga offensiva, in quanto una rapida conclusione del conflitto non è all’ordine del giorno, fintanto che tali razzi continuano a piovere su Israele, definita dalla guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, un cane rabbioso contro cui “il mondo islamico deve armare i palestinesi”, perché, come affermato pure dalla presidente brasiliana Dilma Rousseff, sta effettuando un “massacro sproporzionato”. Sarà, ma bisogna tener conto del proposito, più volte espresso dagli Islamici, di eliminare lo Stato d’Israele e far fuori i suoi abitanti. 

Come, del resto, gli intolleranti Musulmani intendono fare in Iraq, Siria e Nigeria, a danno soprattutto dei Cristiani. Che, infatti, sono stati uccisi recentemente a Kano, con una bomba lanciata in una chiesa; o obbligati, a Mosul, alla conversione forzata all’Islam, pena la vita. Sono centinaia di migliaia quelli che, in tutti questi anni, hanno dovuto fuggire alla strage che continua quotidianamente anche nelle chiese dell’India, del Pakistan, dell’Egitto, della Nigeria. Paese, quest’ultimo, dove, qualche settimana fa, sono state rapite dalla banda jihadista di Boko Haram 276 ragazze, colpevoli solo di voler andare a scuola, poi obbligate a convertirsi, quindi ad accettare il destino, tutt’altro che sereno, delle donne musulmane ritenute esseri inferiori alle quali i maschi possono fare di tutto. Ed è solo uno dei tanti episodi registrati nelle scorse settimane, ai quali si aggiungono le uccisioni degli uomini (42 in un solo giorno!) che non intendono cambiare religione. Crudeltà alle quali gli Stati Uniti stanno ora opponendosi con l’invio di aerei, mentre l’Europa non ha finora reagito in modo adeguato, mostrando un’indifferenza che sa d’impotenza e d’indolenza.

Se sorprende notare che nel nostro Continente passano quasi inosservate tali efferatezze, stupisce pure registrare i commenti sugli scontri tra Israeliani e Palestinesi, spesso dettati da pregiudizi ideologici nei confronti degli Ebrei. Un antisemitismo che fa pensare ad Hitler e a Stalin; e che, da uno studio dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali, risulta essere ancora notevolmente radicato in Europa, dove è ritenuto “sentimento socialmente accettabile”, tanto che il 21% dei Giudei è vittima di insulti e minacce. Come succede a Parigi, e non solo, dove le sinagoghe sono aggredite ed è pericoloso girare con la kippà in testa. O in Italia ove, il 28 luglio, in diversi quartieri di Roma sono apparse sui muri e sulle serrande di negozi scritte antisemite.  Una rinascita che si accompagna all’indifferenza dimostrata dall’Europa nei confronti delle continue uccisioni di Cristiani. Noncuranza dovuta forse alla crisi economica ma, soprattutto, alla diffusa perdita della fede e alla convinzione che la religione sia qualcosa di privato.

Egidio Todeschini  

9.9.2014

 

 

 

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