La Missione sotto il Castello

La comunità italiana che vive nel Principato del Liechtenstein e al di là del Reno nel cantone San Gallo. Il suo volto, le sue attività, la sua apertura missionaria

 

Il territorio - Il Castello è quello del Principato del Liechtenstein, si erge maestoso su uno sperone di roccia e domina il capoluogo Vaduz e tutti i dintorni. Il Principato, che porta il nome della casa regnante, appare ben piccolo sulla carta geografica d’Europa, come una piccola macchiolina incuneata tra la Svizzera e l’Austria, grande appena 160 km quadrati e tuttavia più grande di Monaco, San Marino e Città del Vaticano assieme. Sorto nel 1719, ultima monarchia del Sacro Romano Impero, costituisce un’unità geografica e politica compatta che è riuscita a sopravvivere al trambusto di molte guerre.

Hai già visitato il Liechtenstein? No? Non hai mai preso il treno, l’Arlbergexpress, da Zurigo ad Innsbruck, Salisburgo, Vienna? Si? Allora hai compiuto 8,963 km sul territorio sovrano del Liechtenstein senza accorgertene. Questo forse perché il direttissimo non si ferma nel Liechtenstein. Le stazioni infatti del direttissimo sono quelle di Sargans e di Buchs nella Svizzera limitrofa. Nelle tre piccole stazioni del paese si ferma soltanto il treno pendolare locale che congiunge Feldkirch a Buchs. Per il paese la ferrovia non ha mai rivestito grande importanza.

Non provare poi a venire nel Liechtenstein in aereo! Non ci sono aeroporti, vieni in automobile o col postale, a piedi o in bicicletta. Non dovrai neppure sottostare al controllo delle formalità doganali, dal 1924 esiste infatti l’unione doganale tra il Principato e la Svizzera. Troverai sì i doganieri, e per giunta svizzeri, ma solo al confine con l’Austria. Da tutte le vie d’accesso noterai subito l’imponente e scoscesa catena montuosa del massiccio delle Dreischwestern (Tre Sorelle). Il Liechtenstein è un paese prettamente montagnoso, la pianura del Reno occupa solo un quinto della sua intera superficie. Da ogni punto potrai scorgere le montagne dei Grigioni, di San Gallo e del Voralberg, la regione limitrofa in territorio austriaco.
Liechtenstein, paese felice dunque, valle della pace, che ha sciolto il suo esercito nel 1868; una capitale senza ferrovia, uno stato industriale che è riuscito in due generazioni appena a passare dal Medioevo all’Età moderna, ma oggigiorno forse più legato all’idea di ”paradiso fiscale, ditte fittizie e francobolli”. Questi alcuni luoghi comuni e curiosità stereotipate più in voga. Ma anche paese spesso sferzato dal föhn, il vento caldo del sud, che rappresenta un pericolo per la popolazione. Del resto gli abitanti del Liechtenstein sono abituati a dover lottare contro le forze distruttrici della natura. Per esempio, con lavoro tenace ed assiduo dovettero in passato conservare e allargare il loro spazio vitale, continuamente minacciato dalle acque del Reno e dalle frane.
La comunità
- Ma non è di questo che vogliamo parlare, bensì della Missione Cattolica che ha sede in questo staterello nella valle del Reno, al centro geografico dell’Europa.
Il Liechtenstein contava (alla fine del 1998) 30.923 abitanti, di cui 12.083 stranieri, cioè il 39.1% della popolazione residente. Una percentuale che la dice lunga per paesi come l’Italia, che si crede essa sola invasa dagli stranieri. Solo che qui nel Liechtenstein, come del resto nella vicina Svizzera, non c’è emigrazione ”selvaggia”, ma controllata e regolamentata. E tra gli stranieri, nel Principato gli Italiani sono quarti per numero, dopo gli svizzeri, austriaci e e tedeschi, seguiti a ruota da turchi e cittadini della ex Jugoslavia, con una cinquantina di nazionalità rappresentate. Inoltre sono circa diecimila i frontalieri che ogni giorno varcano il confine per venire qui a lavorare dalla vicina Svizzera e dall’Austria.
Don Egidio Todeschini, sacerdote della diocesi di Bergamo ed ex direttore del ”Corriere degli Italiani” (settimanale per gli Italiani in Svizzera), è da due anni in questa Missione. La sua è per estensione una grande Missione: comprende infatti non solo tutto il Liechtenstein (per quanto piccolo sulla cartina geografica, solo 27 km di lunghezza), ma anche il Werdenberg ed il Sarganserland, due regioni del cantone di San Gallo della vicina Svizzera. E’ l’unica Missione, crediamo, che si estende su due Stati e dipende da due diocesi (Vaduz e San Gallo). Il Reno prima ed oggi anche una moderna autostrada, che scorrono nel mezzo della valle alpina larga dai due ai sette km, formano il confine tra il Liechtenstein e le due regioni limitrofe della Svizzera.
Gli italiani residenti nel territorio della Missione, secondo le ultime statistiche ( il 5 dicembre scorso in Svizzera e nel Liechtenstein è stato effettuato l’ultimo censimento della popolazione, di cui però non sono ancora stati pubblicati i risultati), erano 2709 alla fine del 1998 (senza però contare i doppi cittadini e gli stagionali), distribuiti in parti uguali nelle tre zone pastorali della Missione.
La maggioranza degli Italiani di questa Missione sono provenienti dalla Calabria e dalla Puglia, Catanzaro e Lecce in particolare. Si può dire, per fare due esempi, che una buona fetta della popolazione di Chiaravalle (Catanzaro) e di Taurisano (Lecce) è trapiantata qui.
Ma per comprendere meglio il servizio di questa Missione non c’è solo il numero dei connazionali da considerare, ma anche il fatto che essi si trovano sparpagliati su un territorio molto vasto: da Walenstadt a Bad Ragaz, da Balzers al Voralberg. Un particolare: Buchs con 424 Italiani è il comune con più emigrati di tutta la Missione. In questo territorio, come una lingua di terra con due biforcazioni verso Coira e verso Zurigo, ci sono tre ospedali da visitare settimanalmente, tre cliniche e tre carceri.
La comunità italiana è ben servita. Alla Missione, che ha sede a Schaan nel Liechtenstein, funziona anche uno sportello consolare aperto ogni sabato al mattino, un servizio di Patronato per l’assistenza ai connazionali e il disbrigo di diverse pratiche sociali. La Messa viene celebrata in diverse località: ogni domenica a Buchs, Schaan e Mels e il sabato sera alternativamente a Flums e Balzers. Se a questo aggiungi la preparazione e l’amministrazione dei Sacramenti, il contatto con le associazioni italiane (ve ne sono una ventina di diverso genere nella circoscrizione, dai cori al teatro, dal calcio alla bocciofila, dal circolo culturale ai comitati genitori), le visite alle famiglie, la stampa… il lavoro certo non manca.
Arrivando in questa nuova Missione due anni fa, Don Egidio si è proposto una tabellina di marcia: vedere, programmare, agire. Nei primi mesi ha cercato di conoscere le persone, il territorio, il tessuto sociale nel quale operare. A questo scopo ha cercato di conoscere quante più persone possibili, attraverso celebrazioni, feste, incontri, visite alle famiglie, vita delle associazioni. Ha raccolto statistiche, indirizzi, ha preso nota dei problemi.
Dopo la prima conoscenza, il momento più importante è stata la costituzione del Consiglio di Missione, che è composto da dodici membri (quattro per ognuna delle tre zone pastorali) più il missionario. E’ stato steso un programma pastorale in quattro punti: formazione, carità, liturgia, comunità. Sono state costituite anche alcune commissioni di lavoro (attività caritative, attività ricreative, gruppo giovani, gruppo missionario), alle quali possono far parte anche altre persone fuori dal Consiglio.
Il missionario si è prefisso due linee chiare: la vicinanza alla comunità in tutte le sue necessità (l’evangelizzazione e i sacramenti, ma anche gli ammalati e gli anziani, la visita alle famiglie, agli ospedali e alle carceri) e una stretta collaborazione con le parrocchie locali, che è già molto buona, e con le associazioni e i gruppi esistenti. Questo programma comprende, come si può ben capire, diverse altre scelte quotidiane.
E questa scelta di collaborazione con le associazioni e con le parrocchie locali ha già portato alcuni buoni risultati, di cui diamo alcuni esempi significativi: la festa della mamma, la giornata missionaria, la giornata dei migranti e il Natale 2000.
La carità
– Nel maggio scorso la Missione Cattolica ha promosso una Festa della Mamma con tutte le associazioni italiane della regione. Un bel risultato, se si pensa che ognuna di solito tende a muoversi in proprio e in modo indipendente, tanto più che il ricavato della manifestazione è andato in beneficenza per una bambina di due anni, la piccola Noemi, figlia di padre italiano e madre filippina, nata con una grave malformazione e recentemente operata con successo a Londra. Per questa circostanza è stato invitato dall’Italia anche il famoso Coro Idica da Clusone (Bergamo), che ha tenuto il sabato un indimenticabile concerto nella sala comunale di Schaan, gremita di gente e alla presenza di Autorità, tra le quali la Principessa Marie. La domenica poi ha cantato al mattino alla Messa e al pomeriggio alla festa in onore delle mamme. ”La più bella festa - è stato detto – degli ultimi anni”.
In occasione della Giornata Missionaria poi, ottobre scorso, è stato lanciata la proposta di adozione a distanza (padrinato) di alcuni bambini del Terzo Mondo, in particolare di due Missioni tenute da sacerdoti italiani a Manila (Filippine) e a Teresina (Brasile). La comunità ha risposto bene e una trentina di famiglie hanno aderito a questa azione.
In novembre è stata celebrata, in alcune parrocchie con la Missione Cattolica, la Giornata dei Popoli o dei Migranti, con la celebrazione della Messa bilingue e altre manifestazioni ricreative. Alcuni parroci locali hanno accettato di devolvere il ricavato di tale Giornata a favore di un progetto umanitario lanciato dalla comunità italiana per il sostegno alle opere e alla attività pastorale di una Missione in Brasile. Tali progetti missionari sono stati alimentati anche con la vendita di una raccolta di cartoline ”Natale nel mondo”, dodici bellissime immagini di bambini di diversi continenti fotografati da Don Egidio, che non è nuovo a queste iniziative editoriali, avendo già pubblicato due grossi volumi fotografici: ”Appunti di viaggio” e ”Bambini”.
Così, tra l’utile e il dilettevole, egli si propone anche di suscitare una sensibilità verso le Missioni e i più bisognosi, consapevole che la Chiesa non è tale se non è anche missionaria. E consapevole che bisogna fare qualcosa per non chiuderci nell’isolamento, nella fuga verso il benessere e nel privato. Anche i nostri Italiani infatti, un tempo alla ricerca di un posto di lavoro e di una migliore condizione di vita ed oggi più o meno ben sistemati almeno economicamente, non devono dimenticare le loro umili origini. ”Ricordati che anche tu un tempo sei stato forestiero in terra d’Egitto” (Dt 5.15).

( Dal Messaggero di S. Antonio )