Nuovo governo, sarà la svolta buona?

Basato su un programma tra Salvini (Lega) e Di Maio (M5S). Primo Ministro un professore indipendente. L’Europa e il Paese sono in attesa

 

 

Sono stati necessari quasi 4 mesi per avere un nuovo Governo. Ritardo dovuto al fatto che nessun partito aveva ottenuta la maggioranza assoluta, neppure il M5S e la Lega risultati i più votati. Il che ha comportato molte discussioni e titubanze tanto da far pensare alla necessità di nuove elezioni. Per fortuna evitate perché dal 31 maggio il nuovo Premier è Giuseppe Conte, docente universitario di diritto privato, politicamente indipendente e non iscritto nelle liste elettorali, quindi non obbligato a soddisfare gli ordini del suo leader politico. Da Mattarella preferito al leghista Salvini il quale, avendo ottenuto 5.679.528 voti, avrebbe potuto avere l’incarico di formare il Governo, ma dal Capo di Stato rifiutato in quanto si è sempre dichiarato contrario all’euro e alla politica fiscale imposta dall’Unione Europea. Come il leghista Paolo Savona, politico un po' antieuropeista al quale Salvini voleva far dare il Ministero dell’Economia in quanto utile, diceva, “avere all'economia uno che garantisca l'interesse nazionale… andando a ridiscutere tutti i vincoli europei”.

In realtà Savona aveva affermato che il Governo italiano “dovrebbe reagire (a chi sostiene l’ineluttabilità dell’uscita dell’Italia dall’euro), sostenendo che è la Germania che dovrebbe uscire dall’euro perché il suo surplus della bilancia commerciale non è compatibile con il regime di cambi fissi che vige nell’eurozona o, perlomeno, accettare un passaggio ad un regime di cambi fissi aggiustabili".

Il neo primo Ministro, che aveva rinunciato all’incarico dopo che Mattarella si era prima opposto all’idea di dare a Savona il compito di gestire l’economia nazionale, ha infine presentato alle Camere la lista dei 18 Ministri (solo 5 le donne), 6 dei quali iscritti alla Lega, 7 i Grillini, 2 di Forza Italia,1 indipendente ed 1 di Scelta Civica. Ai quali si aggiungono Di Maio, nominato Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali dello sviluppo economico, e Salvini, vicepresidente del Consiglio nonché Ministro dell’Interno. Un Governo, quello presentato da Conte, che ha ottenuto la fiducia necessaria per entrare in funzione, benché alcuni esponenti del PD e di Forza Italia avessero dichiarato di non darla.

Notevole ed alquanto lunga la presentazione del programma governativo, esposta per farlo approvare dalle due Camere, che prevede un sistema fiscale progressivo ed un reddito di cittadinanza “in due fasi” per rafforzare “l'incontro tra domanda ed offerta di lavoro ed erogare il sostegno economico vero e proprio”. Vi è incluso anche la punizione ai corrotti, il carcere agli evasori, l’eliminazione dei privilegi e la “lotta” al conflitto di interessi, la fine del business dei migranti “superando Dublino”, il rispetto della Nato, ma “apertura alla Russia”.

Conte afferma anche che il populismo spinge ad ascoltare i bisogni della gente, le dichiarazioni o le richieste delle opposizioni. Ammette di non avere “pregresse esperienze politiche. Sono un cittadino che si è dichiarato disponibile ad assumere eventuali responsabilità di Governo”, promette di attuare il programma governativo per tendere al “cambiamento dell'Italia”, come richiesto “dalle due forze politiche che formano la maggioranza parlamentare”, in quanto è indispensabile “offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini”.

I quali s’interessano sempre meno alle Istituzioni che, invece, devono “spingere tutti ad un supplemento di responsabilità”, non potendo “Governo e Parlamento basarsi solo sui compiti affidati loro dalla Carta istituzionale”, ma ottenere autorità e consensi “operando con disciplina… e mettendo da parte le convenienze”. Per realizzare le modifiche promesse. Solo così “i cittadini percepirebbero immediatamente che il vento nuovo non ha soffiato invano. Percepirebbero che il vento del cambiamento sta soffiando dappertutto: nelle grandi città e nei piccoli Comuni… e che la loro qualità della vita è migliorata e si sentirebbero anche più uniti e orgogliosi di vivere in questo nostro bellissimo Paese. Questo è in definitiva il nostro obiettivo”. 

Discorso valido, il suo, in cui non fa accenno all’eventuale uscita dall’euro, benché avesse parlato dell’Europa e dell’UE, mettendo in luce l’attuale mancanza di “forze politiche che… esprimono una visione del mondo”, provocando “il tramonto delle ideologie forti” e dell'ingegno politico dei Governi basati su “categorie politiche tradizionali". Mancanza che non “è scelta retorica o propagandistica” ma dovuta alla “necessità di aprirsi al vento nuovo che soffia da tempo nel Paese”.

Sulla politica estera, Conte assicura che l’Italia continuerà a “ribadire la convinta appartenenza del nostro Paese all'Alleanza atlantica e con gli Stati Uniti d'America quale alleato privilegiato”. Discorso saggio, per cui ha ottenuto la fiducia delle Camere, facendo così entrare in funzione il nuovo Governo. Sarà la svolta buona? Ce lo auguriamo per il bene di tutti gli Italiani.

Egidio Todeschini

16.6.2018