E pose la sua tenda in mezzo a noi

Non riduciamo il Natale a festa pagana. Il Bambino nato a Betlemme è venuto nel mondo per noi e per insegnarci a vivere come fratelli

 

“Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora tra noi” (Gv 1,14). Il 25 dicembre non è un giorno qualunque da festeggiare con pranzi, dolci, spumante e regali. E’ il giorno in cui è nato, in una grotta, il Figlio di Dio, fattosi uomo per insegnarci ad amare il Padre Suo, a rispettare i suoi comandamenti, a vivere da fratelli. E’ la festa della Buona Novella da celebrare e vivere con amore e rispetto, in solidarietà con i poveri, cioè con quella “misericordia” che dà nome al Giubileo straordinario voluto da Papa Bergoglio. Per questo noi cristiani dobbiamo avere il coraggio di manifestare pubblicamente la nostra fede e testimoniarla con la vita. Ognuno di noi è chiamato a far conoscere Gesù a quanti ancora non lo conoscono, affinché il Natale sia compreso nel suo vero significato, soprattutto in questo tempo in cui dilagano il laicismo e la perdita del valore della famiglia. Fattori ai quali si aggiunge il terrorismo islamico che uccide i credenti, distrugge le chiese, minaccia di morte il Papa da alcuni di essi ritenuto “l’ultimo Pontefice al mondo”. Persecuzione, odio e violenze da parte di chi evidentemente dimentica che anche nel Corano Gesù è definito “profeta”.

Per questo è doveroso festeggiare la nascita di Gesù in tutte le nostre case anche con la preparazione del presepe e ripetere “Tu scendi dalle stelle, o Re dei Cieli”, il canto natalizio, composto nel 1754 dal napoletano sant'Alfonso Maria de' Liguori, come un grazie per il regalo più bello da accogliere con fede e con gratitudine. Invece, come si ripete puntualmente ogni anno, alcuni presidi, professori e politici - convinti che gli istituti scolastici debbano essere “laici e solidali, accoglienti per tutti” - decidono di eliminare i presepi e di non cantare canti religiosi nelle scuole. Come ha fatto il direttore Marco Parma dell'istituto Garofani di Rozzano (Milano) che, per non turbare la sensibilità dei bambini musulmani, ha preferito sostituire la ricorrenza del Natale con una “Festa d'Inverno” da celebrare il 21 gennaio!

A Milano, il sindaco Pisapia ha organizzato concerti jazz per l'apertura dell'Avvento e rassegne intitolate al Biancoinverno. Idem a Pietrasanta (Lucca) e a Romano d'Ezzelino (Vicenza) dove un gruppo di insegnanti ha deciso di mescolare ai tradizionali canti natalizi anche altri generici canti africani e in arabo. A Venezia Alberto Solesin, padre della ragazza uccisa al Bataclan negli attentati di Parigi, nonché preside dell'istituto San Girolamo, si vantadi non aver mai fatto rappresentazioni religiose” nella sua scuola. E potrei continuare con l’elenco, purtroppo alquanto lungo.

Quel che stupisce di più è scoprire che, alla base di queste decisioni, c’è addirittura la convinzione di voler ubbidire all’invito papale alla “misericordia”. La quale dovrebbe spingere, per non offendere la sensibilità delle famiglie non cattoliche, a trasformare l'Avvento ed il Natale in un momento di festa senza radici e tradizioni. Interpretazione che, secondo il segretario della Cei, Mons. Galantino, è tanto pretestuosa ed ideologica “da scadere nel ridicolo”. In effetti, una cosa è essere disponibili e caritatevoli verso gli stranieri, i laici ed i credenti di altre religioni, un’altra invece è dimenticare e trascurare le nostre identità culturali e religiose. E non ammettere che il presepe, nelle scuole e nelle città, trasmette valori quali l'accoglienza, il rispetto, soprattutto l'amore, che ha spinto Gesù a farsi uomo e vicino a tutti.

Per fortuna, alcuni politici, parecchi studenti e molte famiglie si sono ribellati a tali decisioni, in quanto, dopo gli attentati di Parigi, ritengono necessario riaffermare le tradizioni nazionali ed esprimere la fede cristiana. Ha iniziato la Lega che ha  presentato in Parlamento un disegno di legge che prevede l’abolizione delle ferie natalizie ad insegnanti e presidi che rifiutano di fare il presepe o far cantare le canzoni di Natale, in quanto “le radici cristiane sono un valore fondante della nostra cultura” ed “i principi del Cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”. Poi il sindaco di Castelfiorentino (Arezzo), convinto che “il Crocifisso può svolgere una funzione simbolica altamente educativa, al di là della sua connotazione prettamente religiosa”, ha ordinato di rimetterlo in tutte le scuole del paese. Così il presepe è stato realizzato in molte altre scuole e luoghi pubblici d’Italia, perché siamo in molti a ritenere che esso “rappresenta la famiglia ed identifica i valori della nostra cultura europea che ha i suoi fondamenti nei principi giudaico-cristiani”, ed invita ad essere tolleranti ed accoglienti.

Certo però non basta battersi per il presepio nelle scuole, se poi quel Bambino l’abbiamo tolto dal cuore. O se dimentichiamo che Egli si è fatto uomo ed è venuto a piantare la sua tenda in mezzo a noi per insegnarci a vivere da fratelli, a soccorrere i bambini, i poveri, i disperati del nostro tempo, i milioni di profughi in cerca di una patria, di un lavoro, di un poco di pace, ma costretti a vivere in baracche e sotto le tende.

Con questi pensieri auguro a tutti i lettori un sereno e santo Natale di pace e di solidarietà.

Egidio Todeschini