Continuano a diminuire le nascite in Europa

Per tanti motivi e non ultimo il mutamento dei modi di pensare e delle tradizioni. Occorre porvi rimedio per salvare la cultura occidentale

 

 

A stare alle statistiche, persiste in Europa e soprattutto in Italia, il calo delle nascite dovuto non necessariamente ad un rifiuto dei bambini ma piuttosto alla crisi economica e alla disoccupazione in aumento che incide sui bilanci familiari. Tanto da spingere gli uomini di età inferiore ai 25 anni ad evitare di avere figli e convincere le donne a rimandare le gravidanze per assicurarsi prima una buona riuscita professionale, il che fa diminuire gli indici di fecondità. Una trasformazione delle condizioni di vita preceduta, negli anni 70, dall’uso sempre più frequente della pillola anticoncezionale che ha modificato il legame tra atto sessuale e procreazione. Cause che si registrano in tutti i Paesi europei ove oggi è intorno al 14 per 1000 il tasso medio di natalità che però risulta più elevata negli Stati economicamente meno sviluppati, ad esempio in Albania e nell’ex Jugoslavia, dove l’agricoltura riveste ancora un ruolo fondamentale, o in Irlanda e Polonia per motivi religiosi, mentre scende negli Stati economicamente più avanzati e “relativizzati”, come Germania, Austria, Gran Bretagna, Spagna, Ungheria, Irlanda, Croazia, Lettonia ed Italia (in cui si registra solo il 9 per 1000), Paesi nei quali, ad influire negativamente, contribuiscono l’aumento dei divorzi, degli aborti e la regressione della pratica religiosa. Il che ha comportato, nel corso dell'ultimo decennio, il rinvio della formazione di una famiglia, intesa nel vero senso cattolico della parola.

Un fatto tutt’altro che positivo che comporta anche un invecchiamento della popolazione e, quindi, una minore attività lavorativa, con conseguenze economiche disastrose. Tanto che alcuni Capi di Governo e qualche imprenditore si sono convinti dell’imprescindibile necessità di rilanciare la natalità. Ha esordito in tal senso la Danimarca dove, in effetti, le nascite non superavano da tempo il 10 per mille. Un'agenzia di viaggi, la Spies Travel, appurato che il 10% dei bambini danesi è concepito durante una vacanza, ha messo in atto una strategia straordinaria: proporre alle coppie viaggi a prezzo ridotto nel periodo di maggior fertilità della donna. Chi, nel corso della vacanza, rimane incinta, potrà accedere ad un concorso che, tra i premi, vanta prodotti gratuiti per il bebè per tre anni e una vacanza in regalo per tutta la famiglia. Un’idea, questa, che può avere successo. Come quella che ha spinto la Germania a dare, fino al diciottesimo anno d'età, a tutti i bambini un assegno mensile che varia da 184 euro al primo figlio fino a 215 dal quarto bimbo in su. Ai quali aggiunge una somma a parziale copertura dello stipendio, qualora il genitore, madre o padre che sia, decidesse di non tornare subito al lavoro per poter stare al fianco del neonato.

Incentivi e concessioni statali che non sono mancati neppure in Francia che ora spicca nelle classifiche, avendo un tasso di natalità del 12,7 per mille che risulta essere tra i più alti d'Europa, grazie alle politiche governative le quali prevedono, per chi ha redditi bassi, un bonus di entità variabile fino a 1000 euro per ogni nascita, ed un altro, che varia dai 200 ai 700 euro alle madri che riprendono a lavorare, onde coprire le spese per le baby sitter. Inoltre, dal 1921, la Sncf (Società delle ferrovie), riconosce alle famiglie numerose sconti sui treni, sulla metropolitana, nei musei, persino in alcuni supermercati e in alcuni parchi di divertimento. Anche la Svizzera prevede un contributo, versato direttamente tramite assegno, per ogni figlio, raddoppiato in caso di gemelli, alle neo mamme lavoratrici dipendenti, autonome e libere professioniste, comprese le cittadine comunitarie con carta di soggiorno, aventi un lavoro precario o che lo hanno perso prima della gravidanza, purché dimostrino di aver versato i contributi previdenziali almeno per tre mesi nel periodo antecedente al parto o all'adozione. Aiuti economici non previsti o alquanto scarsi in Italia ove, anche a causa della mancanza di asili nido, i tassi di natalità, tra i più bassi del mondo, malgrado i figli di stranieri siano aumentati dal 4% al 12%, si sono ridotti  del 7,4%, tra il 2008 e il 2012, e del 4,3% nel 2013. Una catastrofe demografica che ha reso la Penisola lo Stato più vecchio d’Europa.

Secondo due studiosi americani, Michael Teitelbaum e Jay Winter, il calo delle nascite non è una catastrofe. L'umanità ha molti problemi preoccupanti e il tasso di natalità non è tra questi. Sarà. Se però l'avvenire demografico dell’Europa e dell’Italia, ove ogni giorno arrivano migliaia di immigrati specialmente Musulmani, dipenderà da loro, ne conseguiranno l’islamizzazione del continente e la perdita della cultura occidentale e dell’uguaglianza dei sessi. Occorre, quindi, allargare gli aiuti a coloro che intendono avere bambini, perché solo così si può assicurare l’avvenire economico europeo ed italiano. E soprattutto quello culturale.

Egidio Todeschini

 

8.5.2014