Papa Francesco non finisce di stupire

Previsioni di un pontificato breve e indizione dell’Anno Santo. Atrocità dei fondamentalisti islamici e perdita del senso religioso di noi europei

 

 

Ha sorpreso molti quanto affermato da Papa Francesco nel corso di un’intervista televisiva: “Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve. Quattro o cinque anni, non lo so. Oppure due, tre”. Una supposizione, la sua, che può far pensare a motivi diversi, quali una malattia o le dimissioni a causa dei 78 anni, non molti, visto che oggi la vita si è allungata di parecchio, a meno che prenda in considerazione il fattore genetico, ovvero quanto hanno vissuto i suoi genitori, fratelli e parenti più stretti. In effetti, alla intervistatrice che poi gli chiese se pensava di dimettersi, Francesco risponde di no, in quanto il Papato rappresenta “una grazia speciale”, benché in contrasto con l’insofferenza dei viaggi che sono - dice - la “penitenza più grande”, ed il piacere di “poter passeggiare senza essere riconosciuto e di poter andare in pizzeria”. Certo, ammette di apprezzare “la strada aperta da Benedetto XVI che non deve essere considerata un'eccezione, ma una possibilità, una “scelta coraggiosa”; anche lui si dimetterebbe se, come accaduto al predecessore, “mi venissero meno le forze, e tuttavia prego perché questo non accada”. L’idea di mettere fine al suo mandato per l’età non gli piace, anche se, da persona realista, sa bene che non si può governare la Chiesa se non si è più in forze.

In effetti, un compito non facile, quello papale. Che, in questi tempi, diventa anche rischioso dopo le minacce dei fondamentalisti islamici dell'ISIS contro il Pontefice ed il Vaticano. E’ più probabile, quindi, che Papa Francesco pensasse alla morte, quando ha ipotizzato il suo breve pontificato. E’ perfettamente a conoscenza di quanto succede in Libia, dove il 73enne Monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, assieme ad un pugno di preti e suore, presidia la chiesa di Tripoli, possibile obbiettivo dei fanatici islamici. Sa che i terroristi dell’Isis, in quasi tutti i Paesi africani ed asiatici, non solo distruggono musei, monumenti, chiese, dalle quali tolgono le croci e le campane, per poi schiantarle al suolo. Obbligano anche i Cristiani e gli Ebrei a convertirsi all’Islam e, in caso contrario, li ammazzano con ferocia, a volte anche bruciandoli vivi. Atrocità alle quali si aggiungono le violenze alle donne.

Il Pontefice, saputo degli attentati terroristici effettuati il 15 marzo a Lahore, in Pakistan, contro due chiese, causando la morte a 15 persone e ferendone 78, al termine dell'Angelus domenicale, ha detto “basta alle persecuzioni contro esseri umani, fatti fuori solo perché sono cristiani”, e che “il mondo cerca di nascondere”. Tragedie alle quali si somma quella di mercoledì scorso a Tunisi, dove un commando islamico ha sbarrato il Museo del Bardo, il più importante della Capitale, vicinissimo al Parlamento, tenendo in ostaggio centinaia di turisti, fra i quali almeno 100 italiani. Durante l’operazione sono state fatte esplodere alcune granate che hanno provocato 24 morti (4 gli Italiani) e 50 feriti dei quali 15 connazionali. Quanto basta per far presupporre a Papa Francesco una fine prematura del suo mandato, tenuto conto delle minacce già rivolte contro di lui ed il Vaticano.

  Anche perché è al corrente del fatto che la maggior parte degli jihadisti sono giovani, figli di immigrati nati ed educati in Occidente, compresa l’Italia, o europei convertiti. Come dimostrato dal quotidiano online, Il Sussidiario.net, che il 18 marzo riportava una notizia sconvolgente. In una scuola, i ragazzi di una terza media chiedono all'insegnante notizie sull'Isis, per sapere chi sono, qual è il loro programma, quali sono i loro metodi, e così via. La risposta della professoressa è circostanziata: prima spiega che quelli distruggono tutti i simboli, cristiani ed ebraici, ed uccidono chiunque non si converta all'Islam. Poi chiede ai ragazzi: “E voi cosa fareste se l'Isis arrivasse a casa nostra?” La risposta di ventitré scolari, su 25, è stata immediata e senza tentennamenti: “Ci convertiremmo subito”. A testimonianza, se ne avevamo ancora bisogno, della perdita del sentimento religioso continentale. Il che ha convinto l’Unione Europea a togliere, dal calendario, i termini Natale e Pasqua; ha spinto il Belgio a proibire i Crocefissi nelle scuole, tranne in quelle private gestite da monaci; in Germania, Belgio ed Olanda, ha fatto approvare finanziamenti statali per la costruzione delle moschee; ha permesso di erigere, a Roma, capitale del Cattolicesimo, la moschea più grande d'Europa, finanziata per il 75% dall'Arabia Saudita; in Svizzera ha autorizzato le ragazze ad indossare il velo nelle fotografie dei loro passaporti; nei Paesi Bassi, ha concesso agli imam lo stesso valore giuridico riconosciuto ai sacerdoti cristiani, consentendo loro di lavorare negli ospedali, nelle carceri e di ottenere persino sussidi pubblici. Decisioni alle quali si aggiunge l’invasione massiccia di immigrati provenienti da Paesi in maggioranza musulmana. Tutto questo alimenta un clima di gravi preoccupazioni per tutti. E, forse, fa presagire l’ipotesi di un breve pontificato.

Papa Francesco tuttavia non ha paura di questo e guarda avanti con fiducia. E con coraggio ha indetto un Anno Santo straordinario, che inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata (8 dicembre 2015) e si concluderà nella domenica di Cristo Re dell’universo (20 novembre 2016). Di questo parlerò nel prossimo articolo.

Egidio Todeschini

20.3.2015