Uno spirito a cui dobbiamo attingere

Il Papa invita i leader UE a riscoprire le radici cristiane e a costruire un mondo senza muri. E con il suo stile conquista il cuore di Milano

 

 

 

Forse è un caso la contemporaneità della visita del Pontefice nella metropoli lombarda e l’incontro con i Capi di Stato ed i Presidenti del Consiglio di 27 Paesi dell’Unione Europea convenuti a Roma per festeggiare il “compleanno” del Trattato dell’Unione, firmato nel 1957. Una concomitanza che rende ancor più evidente la differenza delle reazioni dei cittadini a Milano, dove Bergoglio è stato applaudito da un milione di persone, e nella Capitale in cui, invece, ci sono stati cortei di protesta. Divergenze determinate soprattutto da ragioni economiche, politiche e sociali nei confronti dei burocrati di Bruxelles e dei giudici della Corte di Giustizia che, a volte, agiscono come agenti di Francia e Germania, senza il cui benestare niente è permesso nell’UE, a danno delle sovranità nazionali.

Fattori che, come auspicano Le Pen in Francia e Salvini in Italia, hanno spinto l’Inghilterra a chiedere di uscire dalla Confederazione, contro il parere di circa la metà degli Inglesi. La lettera in merito è stata consegnata alle 13,20 del 29 scorso, a Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo che discuterà in merito. Se, nel 2020, la fuoriuscita sarà accettata, saranno molte le conseguenze negative che ne seguiranno: l’aumento dei contributi nazionali, in quanto la Gran Bretagna non verserà alle casse comunitarie gli attuali 10 miliardi di euro annuali alle dotazioni dei fondi di coesione (destinati allo sviluppo del trasporto ferroviario, dell’energia e della tutela dell'ambiente).

Il che comporterebbe un aumento dai 17 miliardi di euro a 27 che gli Stati versano sulla base del Pil nazionale e della compartecipazione al gettito Iva. Un incremento del 25%, crescita che provocherebbe all’Italia una spesa annua di circa 4 miliardi di euro. Spese alle quali si aggiungerebbero altri problemi, per esempio quelli relativi alla residenza, in Inghilterra, di nostri connazionali. Attualmente sono più di mezzo milione. Però, meno della metà sono registrati all'anagrafe britannica. Gli altri dovranno, quindi, chiedere ed ottenere il diritto alla residenza.     

Problemi che non hanno impedito di riconfermare la volontà di mantenere in vita il progetto politico dell’UE, a dispetto delle controversie e delle proteste espresse nei cortei. Ha prevalso, quindi, la convinzione che, se l’Unione Europea andasse a pezzi, ci sarebbero “ripercussioni negative” sulla prosperità e sicurezza di alcuni Stati. I quali sperano in una Confederazione meno litigiosa e più rispettosa delle diverse esigenze nazionali e dei costi che ne derivano, per esempio in Italia che, nel 2016, ha speso 3,3 miliardi di euro per gli immigrati, onde offrir loro una vita più conveniente.

Questo futuro benigno e positivo ha auspicato anche Papa Bergoglio, a Milano, che ha definito l’immigrazione “la più grave sciagura dopo l'ultima guerra”, che va curata con l’accoglienza, la quale permetterà di costruire una “società multiculturale e multietnica”. Ma che però potrebbe affossare l’identità cristiana europea, come temuto da altri.

Visita pesante, quella del Papa in terra ambrosiana. Egli, in 11 ore, ha effettuato 5 tappe per trasmettere il messaggio di fede di un “sacerdote al servizio del popolo” in quanto “la Chiesa non rimane nel centro ad aspettare, va incontro a tutti, nelle periferie, anche ai non cristiani, anche ai non credenti”, invitati, quindi, a spogliarsi dei beni a favore “dei poveri e dei migranti, dei giovani e del loro futuro… ad abbracciare i confini e non avere paura delle differenze”. Fisicamente spossante ma anche umile, avendo deciso di pranzare nel carcere di San Vittore con 100 detenuti, nonché educatrice, per essersi fatto promettere dagli 80.000 cresimandi, riuniti allo Stadio San Siro, che non faranno “mai i bulli”.

Papa Francesco a Milano è stato ricevuto con applausi e calore amichevole. Il che lo ha spinto, dopo l’Angelus domenicale, a ringraziare i Milanesi per la calorosa accoglienza e ad affermare: “Ho constatato che è vero quello che si dice: a Milan si riceve col coeur in man!”.

A tutti ora tocca far proprie le lezioni di Papa Francesco che, prima ai leader europei convenuti a Roma e poi nella visita a Milano, con parole semplici e chiare ha mostrato il suo amore per la gente, soprattutto più povera, sofferente, dimenticata. Venerdì 24 marzo, ricevendo i capi di Stato e di Governo dell’UE, ha invitato a riscoprire le radici cristiane a cui si ispirarono i padri fondatori e a costruire un mondo senza muri, rispettando la vita, aiutando i giovani e le famiglie. Poi a Milano, il giorno seguente, è andato non per ricevere onori ma per incontrare tutti. “Nello stile di Gesù”, ha detto il cardinale Angelo Scola presentando la sua visita. Cioè uno stile di semplicità, di ascolto e al tempo stesso di coraggiosa denuncia dei mali del mondo.

  

   Egidio Todeschini 

2.4.2017