I troppi litigi non aiutano il Paese

A risentirne è la politica nazionale ed il bene comune dei cittadini. Che da ciò sono spinti a non votare non sapendo chi scegliere 

 

 

 

Tesissima la situazione all’interno del Partito Democratico, dovuta anche al ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, da sempre sostenitore di Matteo Renzi, che adesso critica la linea dell’ex premier e dei suoi seguaci nella gestione del partito. Rimprovero fatto nella sede nazionale del Pd, durante il Forum sul trasporto pubblico di Roma. Prima dell’inizio dei lavori, Delrio attacca i renziani e accusa direttamente il segretario Matteo Renzi. Che, secondo l’ex seguace, “non piange se si divide il Pd, anzi, se ne frega”.

Cosa non vera, a giudicare dalle affermazioni di Emanuele Fiano, della segreteria del Pd, secondo il quale Renzi avrebbe inviato ai politici di sinistra un “invito sincero, chiaro e sofferto. Non ci possono essere dubbi. La minoranza faccia un passo avanti e non fuori, per l’unità del partito e per il bene del Paese”. Appello pubblicato su il Corriere della Sera per invitare i colleghi ad evitare una scissione che non gioverebbe, anzi provocherebbe sconfitte, alle elezioni amministrative che si svolgeranno, tra il 15 aprile e il 15 giugno, in 1.004 Comuni, molti dei quali retti da sindaci del PD.

Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ritiene che la scissione potrebbe essere evitata solo se Renzi rinunciasse ad un congresso nel partito, con rito abbreviato, che produrrebbe immediatamente una frattura. Opinione espressa a Renzi cui consiglia di fare una campagna elettorale “senza dividerci, compatti come un sol uomo”, suggerendogli, di conseguenza, di rinviare il Congresso a settembre, di dare fiducia al Governo fino alla fine della legislatura e di smetterla  con gli attacchi personali ai colleghi. Altrimenti sarà “inevitabile la catastrofe”

Al che l’ex Premier risponde: “il PD è fatto da milioni di elettori, migliaia di iscritti. Appartiene al popolo, non ai segretari. Faccio un appello ai dirigenti: bloccate le macchine della divisione. Non andatevene, venite … Nessuno caccia nessuno. Ma un partito non può andare avanti a colpi di ricatti. Apriamo le sedi dei circoli e discutiamo. E, finalmente, torniamo a parlare d’Italia”. Che necessita di essere messa al centro della politica, al fine di aiutare i cittadini che vivono in povertà. E non sono pochi.

 Convinto che la scissione spalancherebbe le porte ai Liberali, ai Leghisti  o ai Grillini, questi ultimi risultanti, nei sondaggi, ben posizionati, nonostante gli insuccessi di Roma, egli vorrebbe evitarla, ma si rende conto che molti piddini vogliano spaccare il partito. Perché, come molti Italiani di sinistra, sono contrari alla politica di Renzi che afferma di non sapere “se e quando tornerò a Palazzo Chigi. Lasciarlo mi è costato molto, ma era giusto e doveroso. Ho perso il referendum e mi sono dimesso da tutti gli incarichi, caso più unico che raro per un politico. Ma non posso dimettermi da italiano. E non voglio”.

In effetti, l’ex Premier potrà piacere o meno ai nostri connazionali, ma è certo che, come ha scritto Paolo Mieli sul Corriere della Sera, “a sinistra le scissioni conoscono solo un giorno di felicità e di entusiasmo, il primo, quando tutti in coro cantano Bandiera rossa ed evocano i grandi del passato. Per il resto fino ad oggi sono state delusioni, amarezze e dolori”, in quanto provocano danni e delusioni. E, soprattutto, sconfitte elettorali, anche se  “quello che si è prodotto ieri nel Partito democratico è qualcosa che assomiglia più alla fuoruscita di un gruppo di pur rilevanti personalità che ad una scissione vera e propria”.     

Sarà. Ma è indubbio che le disunioni generano odio, quel sentimento che spinge gli scissionisti a desiderare soprattutto la sconfitta del partito da cui si sono allontanati. Il che provoca una crisi dell’assetto politico generale. Quindi un danno alla Penisola. Problemi dei quali, spesso, i separatisti si disinteressano, sperando di acquisire un peso politico che nel partito madre non avrebbero mai avuto. Come desiderato dai 4 berlusconiani che hanno creato Pdl Popolari per l'Italia, Ncd e Fratelli d'Italia. E come sembra volere il leghista Salvini che aspira ad essere leader del suo partito, nonché Capo del Governo, qualora il centrodestra vincesse le prossime elezioni politiche. Motivo per cui queste separazioni continuano ad essere compiute, benché rarissimamente abbiano migliorata la posizione politica di chi le ha create. Come certamente avverrà nelle prossime elezioni, amministrative e nazionali.

L’avvenuta scissione del PD potrebbe facilitare l’approvazione di una nuova legge elettorale proporzionale, anche se per molti sarebbe un passo indietro, un ritorno al passato. Il che può piacere o no ma, forse, potrebbe riportare alle urne una parte di quel 50% di Italiani che, ultimamente, non sono andati a votare. E che oggi si domandano: “Il Pd è Renzi o Bersani? Il centrodestra è Berlusconi o Salvini?”. Dubbi che potrebbe favorire il partito di Grillo, che non è il migliore, a giudicare dalla situazione di Roma.

Egidio Todeschini

                                                                                                                                   4.3.2017