Molte le critiche sull’Unione Europea

 La durata dell’euro e dei vincoli finanziari comunitari dipenderanno dal risultato delle elezioni per il Parlamento di Strasburgo

 

Come affermato nel trattato di Maastricht che, nel febbraio del 1992, diede vita all’UE “i partiti politici a livello europeo sono un importante fattore per l'integrazione in seno all'Unione e contribuiscono a formare una coscienza europea e ad esprimere la volontà politica dei cittadini dell'Unione”, i quali, con il voto, stabiliscono la preponderanza di destra o di sinistra dell’Assemblea parlamentare. Che, oltre ad esaminare le proposte legislative della Commissione (organo esecutivo) e controllarne l’operato con interrogazioni scritte e orali, ha 3 poteri, condivisi con il Consiglio dell’UE:  il legislativo, il controllo del bilancio e quello democratico.

Le elezioni per il prossimo mandato quinquennale si svolgeranno dal 22 al 25 maggio 2014; svolte con sistema proporzionale, porteranno alla nomina di un presidente e di 750 deputati in rappresentanza di almeno 8 partiti, di centro-destra (PPE), di sinistra (EL), liberale (ALDE), dei Verdi, del Movimento cristiano (ECPM), degli Indipendisti dall’Europa (EFA e MELD), dell'Alleanza europea per la libertà (EAF) e dei Movimenti Nazionali (AEMN). Le elezioni si terranno nei 28 Paesi dell’UE, i quali hanno la facoltà di stabilire quali e quanti giorni le urne saranno aperte sul proprio territorio (in Italia si voterà domenica 25 maggio).

Ma, secondo alcuni sondaggi in merito, non saranno molti i cittadini europei che andranno a votare. C’è, infatti, il timore di una notevole astensione, specialmente in Grecia, Cipro, Italia, Spagna, Portogallo ed Irlanda, dovuta al crescente desiderio di abolire l’Unione, stimolato dal successo, in Francia, di Marine Le Pen che punta al recupero della sovranità nazionale, aspirazione cui aderiscono anche la Lega di Bossi, un partito inglese (Ukip) ed uno spagnolo (Ukip). A tener lontani dalle urne contribuisce anche la crisi economica ed occupazionale che ha fatto diminuire il consenso all'UE a causa delle dure misure di austerità da essa imposte. Nonché al suo non prendere posizione nelle vicende internazionali: basta pensare, per esempio, al silenzio nei confronti della drammatica prigionia in India dei due Marò italiani. Fattori ai quali si aggiunge il crescente rifiuto dell’euro, ritenuto da molti la causa principale delle decadenze nazionali dell’economia, onde ritrovare la sovranità monetaria e liberare i popoli “dal mostro Bruxelles” che assomiglia sempre di più ad un Governo direttoriale, ma incapace di operare una vera integrazione europea sulle scelte economiche, fiscali e sociali. Motivi che fanno pensare che si moltiplicheranno, nell’Europarlamento, le voci di chi non ne vuole più sapere dei Burocrati di Bruxelles che pretendono di imporre le proprie visioni, “ideologiche e/o interessate, ma sempre avulse dalla realtà e devastanti per i cittadini”.

 In effetti, solo quattro dei Paesi membri giudicano positivamente l’EU, tanto da spingere il giornale inglese The Economist ad ipotizzare che “le forze populiste anti EU di destra e sinistra potrebbero prendere fra il 16% ed il 25% dei seggi del parlamento”. E a far dire a Peter S. Goodman, cronista americano, che “la sfiducia nei trattati e le convenzioni che tengono insieme l'Europa moderna sembra a un massimo storico”. Senza contare che 17 Stati ritengono necessario abolire l’euro e ritornare alle monete nazionali, il che sarebbe “un affare” per quelli che hanno “un sistema industriale dignitoso”, a danno della Germania. Convinzione, questa, espressa dall’economista Alberto Bagnai e riferita, soprattutto, all’Italia, nonché sostenuta dall’ex Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, convinto che “l'arrivo dell'euro ci ha portati al disastro”. Opinione condivisa, secondo un sondaggio effettuato da Il Giornale, dal 73% dei lettori, poco entusiasti delle regole Ue, intese come un’ingerenza sulle scelte di politica nazionale. Di parere contrario il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e Angelo Bagnoli, docente di Economia Politica presso l’Università Cattolica di Milano, convinto quest’ultimo che ciò comporterebbe una “ripresa dell’inflazione”, dovuta alla svalutazione della “nuova lira”. Il che farebbe aumentare il nostro debito pubblico, mettendo le famiglie italiane che hanno messo i risparmi in titoli di Stato in condizione di perdere molti soldi. Come dire che pagherebbero una tassa supplementare, da inflazione. Non sono un economista, per cui non so dire chi abbia ragione. Una cosa, tuttavia, è certa: che l’Unione Europea, così come funziona ora, non va bene e va riformata. Quindi, se alle elezioni di maggio i contrari all’euro ottenessero un successo forte ma non travolgente, si potrebbe ottenere una modifica di ciò che non funziona nell’Unione che centralizza troppo il potere. C’è da augurarselo. Ma per ottenere ciò, occorre votare. Soprattutto con raziocinio.

Egidio Todeschini   

24.4.2014