L’Italia vive tra incertezze e polemiche

A quasi 2 mesi dalle elezioni manca ancora il Governo. Il che ritarda le necessarie riforme. Crescono disoccupazione, suicidi ed emigrazione

 

Siamo a metà aprile e l’Italia è ancora senza un Esecutivo, perché il centrosinistra, per effetto della legge elettorale in vigore, è riuscito a ottenere la maggioranza, sia pure ridotta, alla Camera, ma non a Palazzo Madama. Uno stallo politico che certo non aiuta il Paese nel quale si aggravano di giorno in giorno i problemi economici ed imprenditoriali, dovuti alla burocrazia, alla mancata abolizione delle Province, alla scarsissima riduzione degli stipendi dei politici, alla tassazione eccessiva, al debito pubblico (cresciuto di 80 miliardi) e al difficile accesso al credito. Chi segue la cronaca nazionale ne conosce le conseguenze: a dispetto delle previsioni, le entrate nelle casse statali sono scese a 763 miliardi, comportando un buco di 21 miliardi, nonostante il notevolissimo aumento delle tasse, pari al 52% delle entrate, imposto dal Governo tecnico di Monti. Il che, in effetti, ha provocato in dodici mesi un milione di licenziamenti, il crollo dei consumi del 2,1%, la riduzione del Prodotto Interno Lordo (Pil). Inoltre ha fatto registrare l’emigrazione di 80mila Italiani, la metà dei quali giovani, l’incremento dell’evasione fiscale e, soprattutto, i suicidi, nel 2012, di 89 imprenditori e, nei primi 3 mesi di quest’anno, di altri 40. Ai quali si aggiungono i pensionati o i neo disoccupati che si sono tolti la vita per disperazione.

Non a caso la Chiesa, pur condannando il suicidio perché violazione del valore non negoziabile della sacralità della vita, ha concesso funerali religiosi alle vittime della crisi. Non solo: durante la cerimonia funebre, svoltasi a Civitanova Marche, per i coniugi Romeo Dionisi, Anna Maria Sopranzi e suo fratello Giuseppe, l'Arcivescovo Luigi Conti, presidente della Conferenza episcopale delle Marche, ha implicitamente sposato la tesi dell'omicidio di Stato e rivolto un appello a “coloro che ci governano perché facciano presto” a rimettere in sesto l’economia nazionale e a ridurre le tasse che incidono negativamente sui risparmi familiari e sui consumi, mettendo in difficoltà quasi una famiglia su quattro (24%). Percentuale che, se non cambiano le cose, può arrivare ad un 48% (previsione della Coldiretti-Swg). Voragine cui hanno contribuito le politiche di austerità del Governo Monti che ha imposto il più alto livello di tassazione al mondo, senza però pagare alle imprese, nei 6 mesi previsti dall’Ue, i 130 miliardi che deve loro, non essendo riuscito a ridurre le spese statali.  

Motivo in più per risolvere quanto prima il problema della nomina del Premier e, quindi, della nascita di un nuovo Esecutivo in grado di porre fine a questa situazione disastrosa, riducendo le lentezze burocratiche, tagliando i benefici dei politici e facendo quelle riforme della Costituzione, ormai non più rimandabili, onde abolire gli Enti inutili e dimezzare il numero dei Parlamentari, per far calare gli esborsi. E, ovviamente, modificare la legge elettorale, magari scegliendo il doppio turno alla francese che permetterebbe di avere al Governo il partito che ha avuto la maggioranza. Sistema che, però, necessita di quel  semipresidenzialismo che concede più poteri al Capo dello Stato. E che Napolitano, non potendo, negli ultimi 6 mesi del suo mandato, sciogliere le Camere ed indire nuove elezioni, si è assunto per cercare di dare all’Italia un Esecutivo in grado di funzionare. Non a caso ha dato a Bersani un mandato solo esplorativo, onde controllare se anche al Senato ha la maggioranza necessaria per avere la fiducia; non essendoci questi riuscito, ha poi nominato dieci “saggi” con il compito d’individuare le proposte governative sulle quali Pd, Pdl e M5Stelle possono concordare. Il ruolo politico preso dal Capo dello Stato, dopo aver invocato “senso di responsabilità ed evocato le larghe intese del 1976 (il Pci, pur essendo forza di opposizione, accettò una larga intesa con la Dc per affrontare l'emergenza economica e il terrorismo), sarà anche contrario alla Costituzione, ma è indubbio che la concomitanza della crisi economica e politica, con la nomina del nuovo Presidente della Repubblica, cui si aggiungono le diatribe in seno al partito di Bersani (e non solo), lo hanno reso inevitabile. Solo l’accordo con Berlusconi sul Quirinale, ove mandare un esponente gradito al Pdl, può far nascere e, forse, far sopravvivere un Governo retto dall’attuale segretario del Pd, sempre che in seguito si dimostri favorevole alle proposte formulate dal Cavaliere, tra le quali, appunto, l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, la detassazione dei primi contratti permanenti dei giovani, la riduzione delle tasse, la riforma costituzionale, il rinnovo della legge elettorale. Il che significherebbe passare dal costante ostracismo offensivo ad un dialogo che salverebbe l’Italia dal collasso. Come, del resto, avvenuto in altri Stati europei, per esempio l’Olanda o la Germania della Merkel, nei quali si è instaurato un accordo tra liberali e socialisti. Socialisti, non comunisti, come buona parte dei piddini. Bersani compreso che, sollecitato da alcuni esponenti del partito, tra cui Franceschini, ha accettato d’incontrarsi con Berlusconi e Maroni. C’è da sperare che finalmente si riesca a porre fine a quella che Ernesto Galli Della Loggia ha definito “degenerazione castale che ha colpito tanta parte dell'élite italiana”, malata di autoreferenzialità, carrierismo e di una comunicazione pubblica sempre più vuota. Un tutti contro tutti che distrugge  l’Italia e mette al collasso l’economia. I politici non possono più permettersi ulteriori indecisioni, altrimenti si dovrà ritornare alle elezioni, con quel che costano e con il rischio di vedere vincere i grillini. Mettendo in pericolo il destino della Repubblica.

Egidio Todeschini 

11.3.2013