Guai in vista per Salvini e la Lega

Il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri querelato per vari reati. E la Lega, se la Magistratura conferma la condanna, rischia la chiusura

 

 

Gli avversari dei Leghisti e i critici del Segretario del Partito non si sono certo indignati venendo a sapere che Salvini è sotto inchiesta per una serie di reati, tra i quali il presunto “sequestro di persona”, che prevedono pene fino a 30 anni di carcere. Né si sono arrabbiati per la sentenza che fa confiscare alla Lega 49 milioni di euro, il che l’obbligherebbe a sciogliere il Partito, come aveva anticipato, a fine agosto, il leghista Giancarlo Giorgetti.

Sul tema migranti, tuttavia, anche lui è convinto che sia importante non farne arrivare più nella nostra Penisola. Interruzione che il Ministro dell'Interno ha inteso attuare quando ha deciso di non accogliere gli Africani imbarcati sulla Diciotti ancorata al porto di Catania, se gli altri Stati Europei non ne avessero accettato una parte. Ospitalità che non c’è stata, in quanto i Governi hanno invitato l’Italia a farsi carico da sola. 

La decisione di Salvini gli ha comportato una querela della Procura di Catania, per il mancato sbarco dei naufraghi, cui è seguita quella formulata dai Magistrati di Agrigento, che lo accusano di arresto illegale, abusi d'ufficio, sequestro di persona ed omissione di atti d’Ufficio per aver trascurato la richiesta della Guardia costiera di farli sbarcare, come ordinato al comandante della nave dall’ex Generale dei Carabinieri, Antonio Pappalardo.

Luigi Patronaggio, il Procuratore di Agrigento, notoriamente di sinistra, che fece condannare Marcello Dell'Utri, collaboratore di Berlusconi, è convinto che Salvini non abbia effettuato l'identificazione e la tutela dei diritti degli emigranti ai quali, invece, egli intende assicurare “la possibilità di costituirsi in giudizio contro il Ministro dell'Interno” che “avrebbe impedito lo sbarco per fare pressione sull'Unione Europea in direzione della ridistribuzione dei migranti”.

Secondo quanto scritto sul Corriere della Sera, Patronaggio avrebbe detto che “in un’area di frontiera come Agrigento, e quindi Lampedusa, bisogna fare i conti con il fenomeno dei migranti tenendo conto che si tratta di persone costrette a lasciare con dolore terra e affetti, a fuggire da guerra e miseria”, e che non sono “nemici”. Per cui ha spedito gli atti giudiziari alla Procura di Palermo che in 15 giorni deve studiarli per poi inviarli al Tribunale di Ministri che dovrà decidere se archiviarli o trasmetterli al Procuratore della Repubblica che invierà l'autorizzazione a procedere al Senato.

Intanto il 5 settembre da alcuni giornali si viene a sapere che la Procura di Roma sta esaminando una relazione consegnata da Legal Team Italia per quanto accaduto a luglio, quando Salvini negò lo sbarco ai migranti della stessa Diciotti, poi prelevati dalla Vos Thalassa ed imbarcati sulla nave della Guardia costiera italiana per riportarli in Libia. Motivo per cui gli fu emanata una querela per le stesse colpe imputategli ora, alle quali era stata inserita anche quella di attentato alla Costituzione.

Il Ministro in una intervista afferma di aver ricevuto “una marea di messaggi di solidarietà. Anche soprattutto da parte di gente che è fuori dalla politica e che non ha votato Lega”. Al che aggiunge che “tra i tanti messaggi di sostegno, che tengo per me, anche parecchi di giudici e pubblici ministeri di varie procure italiane. È il segno che la politicizzazione va stretta anche a molti operatori della Giustizia”.

Tale sostegno, invece, gli è stato negato a Trento, dove si è svolto, a fine agosto, un corteo “contro Salvini, mandante di omicidi razzisti, e la sua polizia, contro razzismo e sfruttamento” nonché “il fascioleghismo che punta a farsi Stato”, e considera i migranti persone da sfruttare “per vento euro al giorno”. Quindi messe a profitto degli imprenditori.

Vedremo come andrà a finire l’eventuale processo. Il Ministro ha detto “rischio 30 anni di galera per avere difeso il diritto alla sicurezza degli Italiani? Sorrido e tiro dritto”. Motivo per cui non ha finora nominato un legale, essendo lui ed i Leghisti convinti che l'inchiesta sia voluta solo a causa dell’antipatia di molti Magistrati nei confronti di chi non è filocomunista. Quindi che avrebbe un’indubbia “impronta politica”.

 Come quella che potrebbe comportare il sequestro di 49 milioni di euro alla Lega, come deciso, giovedì scorso, dal Tribunale del Riesame che ha ritenuto valida la sentenza della Procura milanese di confiscare tutte le somme che arriveranno a quel Partito, benché secondo quanto prescritto dalla Corte Europea, non possono essere sequestrati i conti bancari per reati “commessi da altri soggetti”, come è documentato. Prelievo che potrebbe comportare la fine del Partito.

Alla quale Salvini ed il vicesegretario, Giancarlo Giorgetti, dovrebbero trovare una soluzione durante il Congresso che sarà istituito per fondare una nuova associazione politica, per decidere eventualmente di far sparire la parola Lega per non avere problemi di “continuità in ambito giudiziario” e darle un carattere statale, magari chiamandola “Lega nazionale”. Che, l’anno prossimo, potrebbe partecipare alle votazioni per il Parlamento dell’UE e del futuro Governo nazionale. Probabilmente vincendole, secondo alcuni sondaggi.

Egidio Todeschini

10.9.2018