Ancora sui referendum del 12 febbraio

Erano tre due dei quali sono stati approvati. Per alcuni  discutibili i motivi dei Sì e dell’unico No. E’ il caso di esaminarli

 

 

Domenica 12 febbraio il 46% degli Svizzeri ha espresso il suo parere su tre referendum: si o no alla concessione agevolata della cittadinanza agli stranieri di terza generazione, alla creazione di un finanziamento a favore delle strade nazionali e dei progetti in favore del traffico d'agglomerato ed infine alla riforma del sistema di tassazione delle aziende per adeguare il fisco svizzero agli standard internazionali. Non stupiscono i risultati: “si” ai primi due, “no” al terzo, essendo stato ritenuto insensato ridurre alle imprese le tasse che, in Svizzera, sono tra le più basse in Europa.

La “naturalizzazione agevolata” ora permette lo snellimento delle procedure burocratiche per i 25'000 giovani stranieri di terza generazione. Ai quali risulterà più facile e meno costoso ottenere il passaporto elvetico, in quanto non saranno più sottoposti a test d'integrazione, pur restando necessari alcuni requisiti: i richiedenti dovranno “avere meno di 25 anni, essere nati in Svizzera, detenere un permesso C (di domicilio ) ed aver frequentato almeno 5 anni di scuola nella Confederazione”. Prescrizioni, le ultime due, che devono risultare soddisfatte anche da uno dei genitori, che deve essere residente in Svizzera da 10 anni, e da un nonno che dovrà dimostrare di aver avuto un permesso di dimora o di essere nato nella Confederazione.

Il “si” è, secondo Simonetta Sommaruga, Ministra di giustizia e polizia, “un segnale importate a favore di questi giovani nati in Svizzera e ben integrati … che ora potranno naturalizzarsi più facilmente ed esercitare i loro diritti”, in quanto “fanno parte della nostra società”. Un’approvazione che ha reso “estremamente felice” la consigliera nazionale socialista, Ada Marra, figlia di immigrati Italiani che, dopo la sua elezione alla Camera bassa, nel 2008, aveva depositato l’iniziativa parlamentare perché “La Svizzera deve riconoscere gli stranieri che hanno costruito questo Paese con gli Svizzeri”.

Negativo, invece, il giudizio Jean-Luc Addor. Il deputato dell’UDC, unico partito contrario alla riforma, la ritiene, invece, una “svendita del passaporto”. Egli pensa infatti che “tra qualche anno la problematica dell’Islam ci colpirà in pieno volto”, benché a beneficiare della riforma saranno soprattutto Italiani, Spagnoli o Turchi. Dello stesso parere anche il collega Andreas Glarner. Ne consegue, quindi, il rischio che le regole possano essere di nuovo inasprite, prima dell’entrata in vigore della nuova legge. Anche perché gli oppositori intendono presentare una mozione in Parlamento per ottenere che le persone che vogliono naturalizzarsi siano obbligate a rinunciare alla loro cittadinanza.   

Non sono mancati neppure i disappunti sul risultato positivo del secondo referendum sulla creazione di un fondo destinato alla manutenzione delle strade (FOSTRA), predisposto nel 2014, quando il popolo e i Cantoni accettarono il decreto federale su un aumento del capitale necessario per finanziare ed ampliare l’infrastruttura ferroviaria (FAIF). Il che aveva spinto il Governo ed il Parlamento a prevederne uno anche per le strade, i cui lavori attualmente sono finanziati dal Fondo infrastrutturale, creato nel 2008 ed alimentato con i contributi dell’Imposta sugli oli minerali e del contrassegno autostradale.

Convinti che nei prossimi anni ci sia il rischio di un’insufficienza dei finanziamenti, essendo diminuiti gli introiti, i socialisti ed i verdi non si sono opposti all’idea di attribuire, per lo sviluppo dell’infrastruttura stradale, 1 miliardo di franchi in più, spesa raggiungibile con un aumento del prelievo fiscale sui carburanti. Fondo che dovrebbe, inoltre, permettere di realizzare la circonvallazione tra Losanna e Morges, nel canton Vaud, e di costruire la nuova autostrada nella regione zurighese del Glattal.

Progetto che aveva comunque spinto Evi Allemann, deputata del Partito socialista, a dire che “la soluzione adottata dalla maggioranza di centro e di destra rappresenta un saccheggio delle casse federali”. In effetti, la Svizzera dispone di una rete stradale molto estesa, il che comporta già un costo notevole per la manutenzione. Aumentare i fondi potrebbe avere come conseguenza uno spreco di risorse, con il rischio di toglierle  settori più importanti.

Unico referendum bocciato è stato quello sulla riduzione delle tasse alle imprese che non ha convinto il popolo già tartassato dal fisco. Tanto da spingere un giornalista a scrivere: “Comincino a fare l'inverso: alleggerire le imposte della classe media e poi magari, solo in seguito, anche per le imprese”. Ottima opinione che ha invogliato molti Cantoni a chiedere a Berna di preparare al più presto un nuovo progetto. Al fine di ridurre le tasse a tutti.

Egidio Todeschini
18.2.2017