Riforma della Giustizia: necessaria ma difficile

Se ne parla da decenni ma la politicizzazione della Magistratura continua a regnare in Italia

 

 

Purtroppo la politicizzazione della Magistratura in Italia è un grosso problema, come dimostrano le tante sentenze di condanna emanate contro parlamentari di centrodestra, leghisti, liberali o ex democristiani contrari alle ideologie di sinistra. Basta pensare ai processi di “Mani Pulite”, iniziati nel 1993, attuati contro simpatizzanti e parlamentari della DC e terminati sempre con condanne, più o meno pesanti, per reati a volte inesistenti o rivelati da falsi testimoni. Basterebbe ricordare quanto successo al socialista Bettino Craxi che, benché a Milano fosse alleato con il PCI, da socialista-riformista, a Roma governò con la Dc. Ai giudici milanesi bastò l’alleanza romana per volerlo processare.

A ciò ora si aggiunge il vergognoso scandalo della degenerazione delle correnti che sconcerta Mattarella perché inammissibile”, in quanto ha fatto perdere il reale concetto di giustizia, risultante carente di “rispetto e credibilità”. Il Presidente ritiene necessario “impedire questo costume”, ed urgente, quindi, una riforma del Csm (Consiglio Superiore della Magistratura). Egli però non può sciogliere il Csm, non essendo trascorsi i necessari 4 anni dalla sua formazione. Tuttavia ha chiesto al Parlamento “modifiche profonde delle norme di comportamento ed un’adeguata riforma delle regole di formazione”.

Cambiamenti da effettuare appena possibile per “restituire prestigio ed onore alla Magistratura”. E permettere ai Parlamentari e agli Italiani di ottenere una giusta sentenza e far terminare le numerose sentenze sconcertanti ed inaccettabili”, che “hanno prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche dell’intero Ordine Giudiziario”.

Esigenza, questa, condivisa da tutti, incluso Piercamillo Davigo, Presidente della seconda Sezione Penale presso la Corte suprema di Cassazione, nonché menbro del Consiglio superiore della Magistratura. E ovviamente, dai parlamentari di FI e dal leghista Matteo Salvini che auspica una modifica dei “criteri di elezione e di rappresentanza” nonché il cambiamento del sistema elettorale del Csm, attualmente oggetto di studio da parte dei tecnici del Ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede. Le proposte da lui suggerite sulla legge in discussione dovrebbero permettere ai giudici “di rivalutare l’attuale persistenza dei presupposti per le scarcerazioni dei detenuti di alta sicurezza e al 41 bis”. Il testo non è ancora pronto, anche se il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Giorgis, ha detto che esso permette di “preservare l’autonomia della Magistratura ed i capisaldi della Costituzione”.

Sono alquanto numerose le modifiche che si vorrebbe apportare. Tra queste, quella relativa alla “sostituzione del magistrato assente, per vari motivi, dal proprio posto”; ne segue l’aumento del ruolo organico e disciplina dell'accesso in Magistratura, cioè l’incremento del numero di posti messi a concorso, il cambiamento della regola della sostituzione di un giudice, con la creazione di nuove piante organiche, denominate “flessibili”. 

Si prevede un aumento a 546 magistrati che devono controllare le funzioni nelle Corti d’Appello e relative Procure generali, in conseguenza di eventuali decreti fatti approvare dal Ministro della Giustizia, dopo il parere favorevole espresso dal Consiglio superiore della Magistratura;117 i nuovi magistrati destinati a ricoprire incarichi nelle Corti d’Appello e nelle Procure generali in base al legame con il progetto di determinazione degli Uffici giudiziari di primo grado e secondo grado. Prevista anche una modifica sulla prescrizione, proibita se c’è una condanna al primo processo, ma possibile in caso di assoluzione in secondo grado.

Il futuro ci dirà se valida o meno la nuova legge e non sappiamo quanto tempo ancora servirà per realizzarla. Come si suol dire, “ai posteri l’ardua sentenza”.

 

Egidio Todeschini

20.6.2020