Ripartire dalla speranza e dal dialogo

L’invito di papa Francesco è rivolto a tutti. Il male non vincerà fino a quando ci saranno uomini uniti contro il caos e la barbarie

 

 

Il Pontefice, nei suoi messaggi della Settimana Santa e di Pasqua, ha invitato la Chiesa a portare “al mondo, che ne è assetato, la speranza, senza la quale ci chiudiamo in noi stessi”. Anche “Pietro si alzò, non rimase seduto a pensare… né si fece assorbire dai rimorsi, dalla paura. Cercò Gesù, senza cedere alla tristezza e all’oscurità, ha dato spazio alla voce della speranza; ha lasciato che la luce di Dio gli entrasse nel cuore, senza soffocarla”. Da qui l’augurio “che il Signore ci liberi da questa terribile trappola, dall’essere cristiani senza speranza, che vivono come se il Signore non fosse risorto e il centro della vita fossero i nostri problemi”.

Sperare in un futuro migliore non significa ignorare il male del mondo che “vediamo e vedremo continuamente”. Ci sono sempre stati, infatti, e ci saranno sempre, purtroppo, i furti, gli omicidi, le prepotenze, le malefatte quotidiane. Alle quali si aggiungono oggi il dolore dei profughi, il terrorismo che profana il nome di Dio e la persecuzione dei Cristiani e degli Ebrei. Gesù si è fatto crocifiggere per insegnare agli uomini l’amore ed il rispetto. Sentimenti, purtroppo, non ancora diffusi, a giudicare da quella Croce di Cristo sulla quale muoiono “le nostre sorelle ed i nostri fratelli uccisi, bruciati vivi, sgozzati e decapitati; i bambini, le donne e quanti, sfiniti e impauriti, fuggono e spesso non trovano che la morte. Nel terrorismo dei seguaci di qualche religione che profanano il nome di Dio e lo utilizzano per giustificare le loro inaudite violenze”.

La morte del Redentore non ha eliminato i potenti ed i “venditori di armi che alimentano la fornace delle guerre con il sangue innocente dei fratelli”; neppure i ladroni ed i corrotti, né gli anziani abbandonati dai propri famigliari, i disabili ed i bambini denutriti o ripudiati. Tanto meno quei terroristi che hanno trasformato in veri cimiteri il Mediterraneo ed il mar Egeo, a causa delle stragi effettuate in nome di Allah. Massacri quotidiani che infestano il mondo occidentale e non solo, di fronte ai quali “la nostra coscienza insensibile e narcotizzata” non reagisce opportunamente. 

Stragi avvenute anche il Venerdì Santo all'aeroporto e nella metro di Bruxelles, provocando decine di morti e di 25 feriti. O, nella domenica di Pasqua in Pakistan, Paese a maggioranza musulmana, dove un kamikaze con addosso 20 chili di esplosivo si è fatto saltare in aria vicino ad alcune altalene del parco Gulshan e Iqbal, gremito di famiglie, uccidendo 72 persone, specialmente donne e bambini, e ferendone più di 300, molti dei quali molto gravi. L'attacco si è verificato al tramonto e ha preso di mira le centinaia di persone che avevano festeggiato la Pasqua con una giornata all'aria aperta. Atrocità dettate da un’errata concezione del Corano che spinge ad uccidere chi non è Musulmano proprio perché l’Islam “è incompatibile con la Libertà, con la Democrazia, con i Diritti Umani, con il concetto di civiltà”, come a suo tempo affermato da Oriana Fallaci. Il che induce milioni di individui a fuggire dall’orrore di guerre, persecuzioni, dittature e morte.

Crimini compiuti anche da Cristiani ed Ebrei, come dimostrano le cronache quotidiane. Tra le quali spiccano, nei confronti di ragazzine o giovincelli, spesso di nazionalità straniera, i numerosi casi di bullismo, purtroppo in crescita, essendo passati dal 13,1% del 2013 al 16,5% del 2014, la maggior parte dei quali (67,9%avvenuti nelle scuole. Ma anche gli omicidi volontari (in Italia, 3 al giorno!) effettuati o tentati, le violenze sessuali e le rapine, che saranno pure in calo, secondo quanto segnalato alle autorità giudiziarie, ma che coinvolgono migliaia di persone. Non a caso, nel 2014, sono stati comunicati alle forze di polizia ed all’autorità giudiziaria 2,8 milioni di delitti.

Ma, per fortuna, la fede ha anche spinto molte persone a fare il bene ed a vivere nell’osservanza dei Comandamenti. Tra queste, secondo il Papa,  le suore ed i consacrati che abbandonano tutto per curare, nel silenzio evangelico, le ferite delle povertà e dell’ingiustizia; i misericordiosi che trovano nella pietà l’espressione massima della giustizia e della fede; coloro che si pentono dei propri peccati; i beati ed i santi che non hanno perso la fiducia in Cristo; le famiglie che vivono con fedeltà e fecondità la loro vocazione matrimoniale; i volontari che soccorrono generosamente i bisognosi, lavorando ogni giorno per rendere il mondo migliore, più umano e più giusto.

Ciò avviene perché la luce del Risorto “non elimina il male con la bacchetta magica, ma infonde la vera forza della vita, che non è l’assenza di problemi, ma la certezza di essere sostenuti sempre da Cristo, che per noi ha vinto il peccato, la morte e la paura”. La sua parola ed i suoi insegnamenti non vanno dimenticati. Appunto per alimentare la speranza e costruire la pace.

Egidio Todeschini

 

4.4.2016