Il logico pagare l’Isis per liberare gli ostaggi

I terroristi hanno così più soldi per comprare armi e munizioni. Perché una differenza di trattamento con i sequestri delle mafie locali?

 

E’ trascorso ormai più di un mese dall’arrivo a Roma, su un aereo dei servizi segreti, di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, prigioniere dei Siriani dal 31 luglio 2014, liberate dietro pagamento, pare, di 12 milioni di euro. Un esborso dello Stato che ha suscitato non poche polemiche, anche se accompagnate dal piacere di saperle vive. Critiche all’ingente somma statale versata sono state fatte anche dal presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), Giacomo Stucchi, che ha contestato il pagamento in quanto “inaccettabile”, perché quei soldi possono essere utilizzati dai sequestratori per comprare armi. Secondo il suddetto, è “un errore da non fare; meglio individuare altre soluzioni, meno dannose anche per il futuro, perché se faccio vedere che sono disponibile a pagare, poi tutte le persone che si recano in certe zone diventano un bancomat per i terroristi.” Soprattutto se si tien conto, ha aggiunto, che le due volontarie “sono state avventate e anche un po’ sprovvedute, perché non ci si reca in zone così, senza preparazione”. Perché le conseguenze non sono solo di tipo economico, ma anche terroristiche. Come successo a Parigi e ancora il 16 febbraio scorso in Danimarca.

Purtroppo, non è il primo sequestro di Italiani per cui lo Stato ha pagato: basti pensare al giornalista Gabriele Torsello e alla sua collega Giuliana Sgrena; alla giurista Clementina Cantoni, alle due volontarie Pari e Torretta, alla cooperante Rossella Urru e alla turista Mariasandra Mariani. E’, invece, il caso di porre un freno a questi esborsi che aggravano il deficit pubblico, soprattutto se si tien conto che lo Stato non interviene mai quando i cittadini sono rapiti dalle mafie locali che poi chiedono un riscatto per liberarli, al fine di scoraggiare le organizzazioni criminali. Non solo: grazie ad una legge introdotta parecchi anni fa, la Magistratura sequestra i beni ed i conti correnti dei familiari. E, se viene a sapere che qualche amico del rapito si dà da fare per ottenere il denaro sufficiente alla liberazione, lo incrimina per favoreggiamento. C’è da chiedersi, quindi, perché lo Stato reagisca in modo diverso se i sequestri avvengono in Italia, mentre sborsa milioni di euro per tutelare persone che si recano in territori musulmani, senza rendersi conto di ciò che ne può conseguire. Una disparità di trattamento decisamente incomprensibile che suscita rabbia e disgusto, anche perché il Governo, cedendo alla richiesta dei terroristi, rischia di rendersi responsabile di future catture.

Sarebbe più opportuno che sconsigliasse i viaggi in certe aree ed informasse chi vuole comunque andarvi, che lo fa a suo rischio e pericolo, a meno che espatrino per svolgere una missione spirituale o umanitaria nell’ambito di un programma ufficialmente riconosciuto. Intendiamoci: sono inaccettabili le accuse da molti rivolte a Greta e a Vanessa di essersela andata a cercare; così come è comprensibile il sentimento di solidarietà e di carità che ha spinto lo Stato a pagare, pur di riaverle vive in Patria. Metodo seguito, del resto, dalla Francia (che ha versato allo Stato islamico 18 milioni per la liberazione di quattro ostaggi), dalla Spagna e dalla Germania. Ma sarebbe il caso di adeguarci alle regole esistenti in altri Paesi, per esempio in Giappone e negli Stati Uniti, che si rifiutano di pagare il riscatto chiesto dall'Isis che, secondo un’inchiesta del New York Times, incassa un sacco di milioni all’anno.

Il Governo giapponese non le ha dato i duecento milioni di dollari pretesi per liberare due prigionieri, poi, infatti, decapitati. Decisione presa anche dal Presidente americano cui erano stati reclamati 5 milioni di dollari per rilasciare la ventiseienne volontaria in Siria, Kayla Mueller. In effetti Obama ha ribadito che “con i terroristi non si tratta. E l'America non paga riscatti”, perché, “se cominciassimo a farlo, non solo finanzieremmo il massacro di persone innocenti, ma rafforzeremmo la loro organizzazione e di fatto renderemmo gli Americani ancor di più un bersaglio di futuri rapimenti”. Del che era convinta la stessa Kayla, a giudicare da quanto ha scritto nell’ultima lettera inviata alle autorità nazionali, poi consegnata alla sua famiglia.

Parere condiviso, a parole, dal nostro Ministro degli affari esteri, Paolo Gentiloni, secondo il quale “il terrorismo islamico va sconfitto innanzitutto sul piano militare e sul piano politico, coinvolgendo in questa battaglia senza ambiguità i Governi dei Paesi a maggioranza islamica e le istituzioni musulmane in Europa”. Quindi non dando soldi all’Isis, consentendole così di arruolare nuovi adepti e di comprare altre armi. Ottimo punto di vista, quello di Gentiloni, che, però, non ha proibito di pagare il riscatto per far rientrare le due volontarie. Forse perché, in Italia, si predica bene e si razzola male.

Egidio Todeschini

20.2.2015