Islam e terrorismo: l’Italia a rischio

L’Europa deve reagire non solo agli attentati. Necessario pure limitare gli immigrati che possono islamizzare il nostro Paese

 

 

Secondo i dati dell’UNHCR (Agenzia dei rifugiati), l’anno scorso 361.678 persone hanno abbandonato il loro Paese d’origine per motivi di sicurezza o per mancanza di lavoro. Di essi 181.405 sono sbarcati in Italia, 5mila invece, soprattutto donne e bambini, sono morti nel Mediterraneo, malgrado gli sforzi della nostra Marina militare. Il che però comporta un grosso esborso economico, per salvarli, mantenerli ed ospitarli, tale da rappresentare una delle maggiori voci di spesa nazionale.  

E’ presumibile che questo sia il motivo che spinge i terroristi a non effettuare, almeno per ora, attacchi nella Penisola, benché la Questura di Venezia ne avesse previsto, in diverse località nazionali, uno a Natale ed altri “tra il 2 gennaio ed il 6 gennaio, anche con l'utilizzo di droni (oggetti volanti radiocomandati) e/o mezzi di trasporto o autovetture già oggetto di furto”. Il che aveva spinto gli operatori di polizia ad una “ulteriore sensibilizzazione di tutte le misure di ordine, vigilanza e sicurezza in atto”.

Atti criminali che non sono stati effettuati probabilmente per non spingere il Governo a bloccare i salvataggi, quindi l’accoglienza di chi arriva via mare. Ma non sono da escludere in futuro, per punire il nostro Paese, colpevole di aver ucciso, a Sesto San Giovanni, l'autore della strage natalizia di Berlino. Ciò ha spinto gli investigatori a cercare di sapere se nel comprensorio milanese, a Roma o nelle città dove Amri ha abitato nel corso del suo soggiorno in Italia, siano attive cellule terroristiche. E a captare segnali sul desiderio di ammazzare anche in Italia.

Così molti sono indotti a desiderare che la nostra Marina la smetta di aiutare gli emigranti, tra i quali si possono mescolare i terroristi, benché ciò sia un atto di misericordia nei confronti di chi è spinto ad abbandonare la propria terra per mancanza di lavoro, per paura o perché perseguitati. Quella compassione che, in occasione della "Giornata per la pace" che si celebra ogni anno il 1° gennaio e voluta da Papa Paolo VI mezzo secolo fa, ha spinto la diocesi di Ravenna a visitare la moschea della città. L’iniziativa, voluta dall'Arcivescovo Mons. Lorenzo Ghizzoni, ha fatto molto discutere i ravennati. Gli ha fatto seguito Luciano di Buò, direttore dell'Ufficio diocesano della pastorale sociale e del lavoro, convinto “che in un mondo e in un periodo storico caratterizzato da contrapposizioni e violenza, questo fosse il segno più significativo”. Papa Francesco nel suo messaggio per la Giornata della Pace ha scritto che “la non violenza è stile di una politica per la pace". Ma questo non ci assicura più di tanto, anche se non ci sono stati, in Italia, gli attentati previsti dall’Intelligence internazionale, “su obiettivi ad alta frequentazione di persone come locali, ristoranti, centri commerciali e musei”. Rischi in teoria confermati da diversi furti di auto e di taxi, già usati in precedenti atti terroristici compiuti in città europee. Sta di fatto che 215 milioni di Cristiani sono perseguitati nel mondo. In pratica uno su tre è sotto tiro, per la sua fede in ben 50 Stati, soprattutto la Corea del Nord.

Una guerra, per fortuna, ancora non scoppiata nella Penisola che, in due anni, ha speso 5 miliardi di euro, per salvare molte persone e magari tra loro anche chi sbarca con l'intento di uccidere in nome di Allah. Il che in ogni caso rischia di distruggere la nostra cultura. Nel 2016 i migranti arrivati in Italia sono stati 200.000, con un aumento del 9,83% rispetto al 2015. La maggior parte Musulmani che hanno un concetto della famiglia ben diverso dal nostro, in quanto possono avere più mogli. Ne consegue un numero elevato di figli.

In Italia, invece, la situazione è ben diversa, per l’alto numero di aborti che vengono praticati e per l’uso di anticoncezionali. Ne deriva che, nel 2050, gli Italiani saranno solo 45 milioni, molto meno di ora, il 40% dei quali saranno ultra 65enni. A mantenere giovane il Paese ci penseranno gli immigrati, cioè quei Musulmani che schiavizzano le mogli. Certo, freneranno il calo economico del Paese e riporteranno l'Italia ai preesistenti 60 milioni di cittadini, la maggior parte dei quali di origine e cultura islamica. Come dire che la Penisola non sarà più né italiana né cristiana. Un rischio che dovrebbe far perdere alla nostra popolazione l’abitudine del figlio unico. Unica soluzione per salvare la nostra cultura e la nostra fede.

Egidio Todeschini

 

 7.1.2017

 

PUBLICITÉ