I problemi romani non finiscono mai

Arresti per mafia, servizi pubblici insufficienti, buche nelle strade, proteste a non finire. E il sindaco Marino se ne frega

 

 

C’è poco da stare allegri, a seguire ciò che succede a Roma: i numerosi arresti (37 a dicembre dell’anno scorso, 44 a giugno 2015) per il reato di Mafia Capitale, tra i quali anche politici, consiglieri, dirigenti, funzionari dei dipartimenti Politiche sociali della Regione Lazio e Patrimonio del Campidoglio, nonché coordinatori comunali, regionali e laziali del Pd e di FI, nonché la vergogna dei fastosi funerali del mafioso Vittorio Casamonica, alla cui famiglia erano state assegnate, a canoni irrisori, diverse case popolari, sono solo due esempi dei mali che infestano la città. Ai quali si aggiungono tante altre deficienze e pecche, come le buche delle strade che provocano incidenti spesso mortali, come quello che ha fatto morire, sulla Cristoforo Colombo, all’incrocio con via Alessandro Severo, l’imprenditore quarantenne Salini, che lascia la moglie e due bambine. Disgrazia che ha spinto i magistrati a fare luce sulle condizioni dell’asfalto dove c’è un avvallamento diventato sempre più profondo senza che nessuno sia intervenuto per eliminarlo. Una incuranza delle strade, nella Capitale, che ha provocato la morte di altre 12 persone in solo 10 giorni.

 Trascuratezza cui si aggiunge il traffico selvaggio, le metropolitane che non vanno, l’incendio all’aeroporto e l’immondizia non raccolta, il che ha spinto Alessandro Gassmann, a seguito delle lamentele dei Romani, riportate da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, a scopare e lavare la strada davanti la sua casa. Più di un’ora di lavoro, al termine del quale ha messo una foto del vicolo ben pulito su Twitter dove aveva già invitato i Romani a non lamentarsi, ad armarsi “di scopa, raccoglitore e busta e ripulire il nostro angolo”. Appello che l’attrice Simona Marchini ha raccolto, invitando i ragazzi a spazzare “i giardinetti dei Parioli, che sono in condizioni mostruose, e provare a creare un minimo di coscienza civica e di collaborazione tra gli abitanti del quartiere”. Di una Capitale in cui, tra l’altro, si registra pure lo sciopero dei vigili urbani ed il crescente numero di case popolari assegnate agli stranieri, come successo a Casal Monastero, area urbana a nord-est della capitale, dove nel 2014 l'amministrazione comunale ha assegnato, 8 case, delle 11 disponibili, a cittadini non Italiani. Fatti ed inadempienze che hanno messo in ginocchio la città, tanto da fare arrabbiare gli indigeni e spingere l’Unione Europea a chiedere di fare chiarezza.

Stando così le cose, c’è da domandarsi perché Matteo Renzi non abbia pregato il Capo dello Stato di privare Marino del suo ruolo. Cosa che non ha fatto, in quanto convinto che la sinistra avrebbe perso il governo della Capitale e la gestione dei capitali che dovrebbero affluire a Roma grazie al Giubileo e, magari, consegnato il Campidoglio ai grillini. Opinione che lo ha spinto a delegare al prefetto Franco Gabrielli l'amministrazione di Roma, a Silvia Scozzese, ex addetta comunale al Bilancio, a controllare il debito e a Raffaele Cantone, supervisore dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione), i lavori necessari per l’Anno Santo voluto da Papa Bergoglio, lasciando solamente la gestione del traffico a Marino. Che, tuttavia, si dichiara soddisfatto, a dimostrazione della sua vanità, ma anche di notevole incoscienza, che gli ha permesso di proseguire le vacanze nell’isola dei Caraibi, a dispetto del ridicolo che stava sommergendo la città. Un lungo periodo di relax, il suo, volto alla stesura di un diario privato della propria esperienza in Campidoglio, che mai nessun premier, sindaci compresi, s'è potuto concedere, in quanto non possono allontanarsi oltre le 6-8 ore di volo. Un’indifferenza forse dovuta, come affermato dall’attore Wertmüller, al fatto che, essendo genovese di nascita, “non ama Roma”. 

Il degrado della Capitale d’Italia ha, tuttavia, reso necessarie misure senza precedenti, quali la nomina di un secondo sindaco, quel Gabrielli che nega la duplicità, ma ritiene che se le sue proposte non fossero accolte, si “dovrà procedere allo scioglimento del Comune”. Suggerimenti necessari, i suoi, per sistemare i tanti settori che hanno provocato un disastro cittadino e nazionale senza precedenti. Dovrà, infatti, controllare l’immigrazione, sistemare i campi nomadi, rivedere gli appalti, rimuovere alcuni dirigenti ed organizzare i lavori per il Giubileo da cui si spera di ottenere un notevole guadagno, quindi un aumento del Pil. Ma intanto mancano i soldi ed il tempo necessari per rimettere in sesto la Città Eterna prima dell'Anno Santo. Carenze che fanno affermare al senatore del Pd, Bruno Astorre, “Roma non è pronta per il Giubileo”, e chiedersi se “possiamo permetterci di affrontarlo con tale inadeguatezza”. Che è come dire: pregare il Pontefice di annullarlo.

Egidio Todeschini

 

 

 

 

 

 

 

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