Il Rosatellum: nuova legge elettorale

Prende il nome dal deputato del Pd autore del testo. Con esso l’anno prossimo nuove elezioni. Un sistema di non facile comprensione

 

 

Il Presidente della Repubblica ha firmato la nuova legge elettorale con cui gli Italiani possono, l’anno prossimo, rinnovare il Parlamento. Il testo, presentato dall’esponente del Pd, Ettore Rosato, sul quale si è incominciato a discutere alla Camera il 6 giugno scorso, non piaceva a tutti. Il che ha comportato un numero notevole di emendamenti e richiesto molti voti di fiducia in entrambe le sedi parlamentari, onde impedire gli scrutini segreti.

Decisioni che sono piaciute poco al Capo dello Stato in quanto avrebbero potuto provocare le polemiche di quanti non ne apprezzavano il testo. Come ha fatto il Presidente del Senato, Pietro Grasso, che, a votazione ultimata, ha lasciato il Pd per entrare nel Gruppo Misto. Anche i Grillini avrebbero preferito il Tedeschellum, legge simile a quella tedesca, presentato e bocciato a scrutinio segreto a giugno, benché avesse molti ammiratori perché, a detta di Dario Franceschini, “è l’unico treno capace di arrivare alla meta”.

Mattarella era convinto che il voto di fiducia sarebbe stato una “forzatura pesante”, ma comprensibile date le divergenze e la mancanza, a Palazzo Madama, di una maggioranza, dopo lo strappo di Mdp (Movimento Democratico e Progressista). Il suo leader, Massimo D’Alema, considerava il Rosatellum “assolutamente indecente, in alcuni aspetti immorale, aiuta il trasformismo e la creazione di liste civetta. Cose pazzesche, una legge palesemente incostituzionale”. Incostituzionalità, però, negata dalla Consulta. Il deputato di FI, Renato Brunetta, la considera “il miglior compromesso possibile”.

Parere contrastato da molti suoi colleghi di partito, convinti che essa “favorirà in maniera smaccata la Lega di Salvini grazie ai collegi uninominali del Nord, senza che quelli del Sud riescano a controbilanciarne il peso”. Ai quali si era aggiunto il Grillino Luigi di Maio secondo il quale la legge sarebbe un trucchetto “per arginare il nostro Movimento” in quanto FI e Pd “si mettono insieme per toglierci i voti… e fare perdere chi vince e vincere chi perde”. Divergenze che ne hanno reso difficile l’approvazione soprattutto a Palazzo Madama, dove i numeri necessari per la convalida erano scarsi.

Ora il Rosatellum, il quale prevede un terzo di maggioritario (36% di seggi) e due terzi di proporzionale (64%), è legge dello Stato, il che permetterà di avere, l’anno prossimo, il nuovo Parlamento ed il rinnovato Esecutivo. Ammesso che un partito abbia la maggioranza necessaria per formare il Governo. Vittoria di cui, secondo alcuni commentatori, nessun gruppo politico riuscirà a godere. Il che comporterebbe la necessità di accordi con altri gruppi politici. Con il risultato che non si saprà subito chi ha vinto e di che colore politico sarà il Governo.

Sempre che gli Italiani riescano a comprendere bene come votare. Cosa forse non facile, anche se la scheda sarà unica. Su questa l'elettore manifesterà il voto per la parte maggioritaria e per la quota proporzionale. Necessario, quindi, sapere bene come fare, dato che, sotto il nome di ogni candidato nel maggioritario, ci saranno i simboli delle liste a lui collegate nel proporzionale, accanto ai quali ci sono i nomi dei concorrenti.  

Occorrerà quindi mettere “un segno su una lista (che vale anche per il candidato corrispondente) e sul nome di un candidato nell'uninominale”. Il che comporta “per quanto riguarda la parte proporzionale che, se il candidato è sostenuto da una sola lista, il voto si trasferisce a quella lista; se il candidato è sostenuto da più liste, il voto viene distribuito tra le liste che lo sostengono proporzionalmente ai risultati in quella circoscrizione. È previsto che in caso di doppio segno su un candidato e sulla lista corrispondente il voto rimanga valido”. “Un candidato potrà presentarsi in un collegio uninominale e in più collegi plurinominali, fino a un massimo di 5”.

In caso di elezione in più collegi “scompare la libertà di scelta dell'eletto: se eletto con l'uninominale e con il proporzionale, vincerà il seggio uninominale; se eletto in più di un collegio plurinominale, gli sarà assegnato il seggio corrispondente al collegio in cui la lista ha preso una percentuale minore di voti”. “Nei collegi plurinominali con due seggi da assegnare, i candidati del listino dovranno essere un uomo e una donna; con tre seggi, due uomini e una donna o due donne e un uomo; con quattro seggi, fino a tre uomini e una donna (o naturalmente l'inverso)”. “Ogni scheda avrà un tagliando antifrode con un numero univoco, che gli scrutatori segneranno nel momento in cui consegnano la scheda all'elettore”.

Procedure non facili, che spiegano perché da qualcuno la nuova legge elettorale è stata chiamata “Imbrogliellum”. E chi ci capisce è bravo!

Egidio Todeschini





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