Accanto alle famiglie senza condanne

La bellezza del matrimonio cristiano, l’apertura ai divorziati risposati, no alle nozze gay: questo e molto altro nel documento finale del Sinodo

 

Il Sinodo sulla Famiglia voluto da Papa Francesco, svoltosi a Roma dal 4 al 24 ottobre, non è stato certo una passeggiata. Preceduto, accompagnato e seguito da misfatti e polemiche (mons. Krzystof Charamsa dichiara di essere omosessuale “felice” e di avere un compagno; la notizia della presunta malattia del pontefice; i documenti trafugati in Vaticano da mons. Vallejo Balda e da Francesca Chaouqui) definiti dal portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, una “indebita pressione mediatica, molto grave e non responsabile”, il Sinodo si è concluso con l’approvazione della Relazione finale, un testo di grande respiro, nato da un confronto aperto e sincero. E’ stato un lavoro lungo e faticoso, come ha riconosciuto lo stesso Francesco, dove si sono affrontate opinioni diverse, che però infine ha consegnato al Papa, in 94 punti, un documento in cui la Chiesa si sforza di “guardare con gli occhi di Dio le ferite umane e accompagnare le famiglie nelle loro debolezze, solitudini, gioie, angosce e speranze”.

Il documento affronta anche le questioni più controverse e spinose, quali l’accesso dei risposati ai sacramenti, le convivenze, le unioni civili. E pone domande, magari senza dare sempre tutte le risposte, ma sempre con l’intento di aiutare le persone a discernere, a capire, a non sentirsi escluse.

Con un voto in più rispetto alla maggioranza qualificata dei due terzi, il documento apre alla possibilità di concedere la comunione ai divorziati risposati. Ma non è un sì senza condizioni, si deciderà “caso per caso secondo un discernimento delle situazioni. C’è infatti differenza tra quanti sinceramente si sono sforzati di salvare il primo matrimonio e sono stati abbandonati del tutto ingiustamente – si legge nella Relazione finale – e quanti per loro grave colpa hanno distrutto un matrimonio canonico contratto validamente. Ci sono infine coloro che hanno contratto una seconda unione in vista della educazione dei figli e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido”.

Spetta poi ai presbiteri “accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del Vescovo”.

A concludere l’assise in Vaticano è stato lo stesso Papa. “La Chiesa è dei poveri in spirito e dei peccatori in ricerca del perdono e non solo dei giusti e dei santi, anzi dei giusti e dei santi quando si sentono peccatori”. Il Sinodo “ci ha fatto capire meglio che i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera ma lo spirito, non le idee ma l’uomo, non le formule ma la gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono”, ha aggiunto il Pontefice.

Il Sinodo ha ribadito “l’unità ed indissolubilità del vincolo coniugale” e Papa Francesco ha anche sottolineato che la Chiesa “non giudica”, invitando quindi all’atto di misericordia che Dio offre al peccatore, perdonandolo, se costui è pentito dei propri errori. “La Chiesa può aiutarlo nel cammino del perdono e della riconciliazione, può aiutare l’ascolto dei figli che sono vittime di queste situazioni e può incoraggiare i coniugi, rimasti soli dopo un tale fallimento, a perseverare nella fede e nella vita cristiana ed anche a trovare nell’Eucarestia il cibo che li sostenga nel loro stato”. Dando vita a “centri di ascolto che… possono aiutare già nel momento della crisi”. Il matrimonio resta indissolubile, ma si può permettere ai divorziati la Comunione, purché dimostrino, in confessione, più “umiltà, riservatezza, amore alla Chiesa e al suo insegnamento”. Una valutazione fatta caso per caso, dopo aver invitato ad un esame di coscienza, a riflessione e al pentimento. In definiva trattasi di un testo pervaso dalla misericordia che si preoccupa di integrare sempre di più le persone nella Chiesa, che non considera scomunicati i divorziati risposati ma agisce in nome della suprema legge divina, cioè la salvezza delle anime.

Resta invece il no alle unioni omosessuali. “La Chiesa – si legge al numero 76 della Relazione finale – ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare “ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Tuttavia “circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali” non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”.

L’ultima parola spetta ora al Papa che deciderà se redigere un documento sulla famiglia e dare linee precise perché le Conferenze episcopali, i vescovi, i sacerdoti, il popolo di Dio sappiano come orientarsi sui casi concreti.

 

I PASSAGGI IMPORTANTI

 

L’apertura ai divorziati risposati – I battezzati divorziati e poi risposati civilmente devono essere integrai nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, in modo da evitare ogni tipo di scandalo.

Il tema delicato della comunione – Nel documento del Sinodo si parla con grande attenzione della situazione dei risposati ma la parola chiave è discernimento perché i casi sono diversi tra loro.

Il matrimonio e le coppie di fatto – Il matrimonio è e resta un sacramento indissolubile ma anche le unioni di fatto in cui si conviva con fedeltà e amore presentano elementi di santificazione e di verità.

L’omosessualità è contro natura – La dottrina sull’omosessualità non cambia e rimane la definizione del catechismo secondo il quale gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e contrari alla natura.

Egidio Todeschini

7.11.2015