Anche gli ecclesiastici sono uomini

Scandalosa la divulgazione di carte segrete del Papa. Ma ancor più ignobile sparare a zero contro la Chiesa raccontando bufale

 

 

Sono in corso, dopo la visita di Benedetto XVI a Milano, le indagini sullo scandalo, scoppiato alcune settimane fa in Vaticano, a causa della sottrazione e pubblicazione di documenti della Santa Sede e di lettere private del Papa. Un atto vergognoso che ha suscitato clamore in tutto il mondo e che già a gennaio scorso, durante il programma televisivo Gli intoccabili, aveva spinto monsignor Vigano a stigmatizzare il libro di Gianluigi Nuzzi, Sua Santità, dove sono riportate centinaia di carte segrete del Santo Padre. Inevitabile l’arresto del maggiordomo del Pontefice, Paolo Gabriele, accusato di avere divulgato i documenti, quindi interrogato per ore dal giudice istruttore, Piero Antonio Bonnet, con il quale sembra che abbia collaborato spiegando la rete dei suoi contatti dentro e fuori le Mura Leonine. In effetti, la sua vicinanza al Pontefice, nei viaggi ufficiali come nella vita di tutti i giorni, può averlo trasformato in una fonte preziosa per chi aveva interesse a conoscere gli scritti papali. Tuttavia, una responsabilità ancora tutta da provare. E c’è da chiedersi perché, nonostante fosse noto che la Gendarmeria era da mesi sulle tracce di chi aveva trafugato gli atti, custodisse ancora, nel proprio appartamento, copie di incartamenti pronti ad essere consegnati.

Sui suoi contatti ora si concentra l’attenzione sia degli inquirenti impegnati nell’indagine penale, sia della Commissione incaricata dal Papa e presieduta dal cardinale giurista Julian Herranz. Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha ripetuto che Gabriele resta «per ora» l’unico accusato e, quanto ad ulteriori atti istruttori, «ci sono state indagini ma non erano formali. Nessuna imputazione è stata formulata a carico di altri». Lombardi ha inoltre smentito che siano state avviate delle rogatorie in Italia. Sulla vicenda della fuga dei documenti è intervenuto anche il premier Mario Monti che, in un’intervista a Famiglia Cristiana, ha detto: «Sono addolorato perché, in sé, sono vicende dolorose. Ma anche perché penso al dolore che questo ha provocato alla persona e nel cuore del Santo Padre».

La violazione della corrispondenza del Papa è reato gravissimo. Il che ha provocato perplessità, critiche, sospetti. Ma anche, come già accaduto, il solito tiro al bersaglio contro la Chiesa cattolica, cui si addebita di tutto. Il che non stupisce più di tanto, dati i tempi che corrono. I fatti venuti alla luce hanno moltiplicato i giudizi negativi di chi ignora o dimentica che una cosa è lo Stato del Vaticano, dove agiscono gli uomini, un’altra la Chiesa quale voluta ed istituita da Cristo. Peccare è umano; perfino Giuda, benché apostolo, tradì il Signore. E pure l’originaria comunità di Gerusalemme diede origine ad uno scisma, il primo della storia cristiana. Né andò meglio dopo, soprattutto durante i secoli del cosiddetto potere temporale dello Stato Pontificio, dei cui abusi, ingerenze, guerre e condanne a morte chiese perdono Giovanni Paolo II. E che, a suo tempo, suggerirono al cardinale Ercole Consalvi, grande segretario di Stato di Pio VII, la risposta a Napoleone che minacciava di distruggere la Chiesa: «Non ci riuscirà, maestà. Non ci siamo riusciti neanche noi”.

Tante le malefatte attribuibili a preti. Ma ciò non toglie che questi peccatori non possono intaccare la fede trasmessaci da Gesù. Quella che fa dire al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale: “Il male esiste nel cuore degli uomini ma la fiducia e la presenza del Signore non viene mai meno”. Benedetto XVI, durante la Messa di Pentecoste, ha ricordato la parabola del Signore riportata nei Vangeli: “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde perché era fondata sulla roccia”. Non è un caso se in 2000 anni, nonostante tutto quello che è successo, la Chiesa non sia crollata. Il Pontefice ha bacchettato i mass media: “Si sono moltiplicate illazioni del tutto gratuite… che sono andate ben oltre i fatti offrendo un’immagine della Santa Sede che non risponde alla realtà” ; poi ha rinnovato la sua fiducia ai più stretti collaboratori che “con fedeltà, spirito di sacrificio e nel silenzio mi aiutano nell’adempimento del mio ministero”. Dispiaciuto ma sereno, il Santo Padre, ha ribadito “la ferma certezza che nonostante la debolezza dell’uomo, le difficoltà e le prove, la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo e il Signore mai le farà mancare il suo aiuto per sostenerla nel suo cammino”.  A dispetto del terremoto che la sta scuotendo dalle fondamenta e che mette perfino in discussione l'autorità del Papa. Tipico di una società sempre più scristianizzata. E che ignora, ormai, l’invito a far circolare energie migliori, creare rinnovamento e cultura. Soprattutto a diffondere amore.

 

Egidio Todeschini

 

15.6.2012