Perché a rischio il Trattato di Schengen

Convince sempre meno la politica dell’Ue impotente di fronte ai migranti

che invadono l'Europa. C’è bisogno di unità di ideali e di programmi

 

Secondo le previsioni, giorno dopo giorno stanno aumentando gli arrivi, in Italia ed in Grecia, di immigrati provenienti dall’Africa o dall’Asia. Sbarchi sempre più massicci che hanno spinto alcuni Stati europei a prendere decisioni negative. La Francia ha chiuso le frontiere per “blindarsi” contro i terroristi; idem la Germania a causa dello scontro politico che coinvolge il partito della Merkel; così pure la Svezia che ha un numero di immigrati superiore agli indigeni; mentre l’Austria dice di non avere i mezzi per garantire l’accoglienza. La Svezia manderà via chi non ha diritto all'asilo, la Finlandia ha annunciato 20mila espulsioni, i Paesi dell’Est hanno già alzato muri. Non va meglio in Olanda, che vuole rispedire in Turchia il 60% dei migranti, né in Inghilterra che intende impedire altri ingressi, dopo i 50mila del gennaio scorso. Pure la Svizzera ha limitato il numero di stranieri da accogliere, ai quali una nuova legge (ora sottoposta a referendum dall’UDC), offre avvocati gratuiti e attribuisce alla Confederazione la possibilità di espropriare privati e Comuni per costruire nuovi centri d'asilo.

L'Italia invece continua a salvarli e chiede all’Ue un parziale rimborso per le spese sostenute in materia. Tra gli sbarcati, diecimila sono minorenni che, secondo l’Europol, l’Ufficio europeo di Polizia criminale, sarebbero arrivati da soli per raggiungere i familiari o per sfuggire agli assassini dei loro Paesi, poi scomparsi nel nulla (5.000 nella nostra Penisola, 1.000 in Svezia, 4.000 negli altri Stati), forse finiti nelle mani di terroristi, che intendono indottrinarli, o della criminalità organizzata che li sfrutta come schiavi del sesso, come mendicanti o per scopi vergognosi, quali l’asporto di organi, poi venduti. Delinquenti malvagi quanto i terroristi dell’Isis.

Stando così le cose, alcuni Stati avrebbero deciso di abolire la libera circolazione, stabilita con il Trattato di Schengen, quindi di controllare i passaporti di tutti coloro che intendono varcare una frontiera, anche se cittadini dell’Ue. Il che significa sospendere temporaneamente l’accordo entrato in vigore il 26 marzo 1995. Ad incominciare è stato il Belgio che, tra l’altro, ha chiesto di “estromettere la Grecia” dall’Unione, poi seguito da altri Stati, a ciò spinti dalle difficoltà create dalla immigrazione sempre più imponente. Che, a dispetto di tutte le misure proposte dal Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, quali la creazione di una polizia di frontiera Ue ed una cooperazione tra queste, non eliminano il rischio di abolire il Trattato.

Nei confronti del quale molti partiti sono contrari, tanto da formare, nel Parlamento di Bruxelles, un gruppo chiamato Enf, “Europa delle Nazioni e della Libertà”, giorni fa riunitosi a Milano. All'incontro, ovviamente, c’erano Matteo Salvini della Lega, la francese Marine Le Pen, i liberali austriaci, i Fiamminghi del Vlaams Belang e gli Olandesi. Tutti d’accordo a dire “no” ad un’Europa che, secondo loro, è responsabile di tutto, dalla crisi economica all’emergenza immigrazione, dallo strapotere delle banche all’islamizzazione del Continente ed a quei regolamenti assurdi che tolgono alle Nazioni il diritto di essere “gente normale e perbene che vuole guardare a testa alta i suoi figli”. Ne è conseguita la loro richiesta di recuperare la sovranità nazionale e di “ridare la parola ai popoli” i quali, secondo Marine Le Pen, sono stravolti “dalla stessa elefantiasi burocratica”.

Nei confronti della quale è diventata molto critica buona parte degli Italiani che giudicano le Istituzioni europee solo come fonte di benefici, sul piano economico-finanziario, per gli Europarlamentari. Opinioni negative nate a partire dall’inizio della crisi economica, che ha fatto scendere il consenso dal 70% del 1994 all’attuale 27%. Riduzione dovuta anche al continuo imporre, al nostro Paese e non solo, una politica che ha trasformato i vantaggi in costi economici. Ed al fatto che l'Europa non ha un suo esercito, quindi non è in grado di opporsi all’invasione dei terroristi musulmani dell’Isis.

Nel corso dei recenti colloqui della delegazione italiana con i Tedeschi e gli Austriaci, è stata sostenuta l’opportunità di non far venir meno il Trattato di Schengen, ma sottolineato la necessità di sospenderlo e di continuare i controlli “fino a quando i numeri dei migranti non si ridurranno in maniera concreta”. Una decisione che, secondo Ian Bremmer, fondatore e presidente del centro studi Eurasia Group, potrebbe distruggere l’Ue, a causa del problema dei rifugiati dei quali nel 2016 non ci sarà alcun calo, ma anche perché la sospensione comporta costi economici e politici. E perché “l’Europa ha perso i valori sui quali è stata costruita, anche se la tecnocrazia di Bruxelles farà di tutto per mantenere in vita le sue istituzioni”.

 Il mondo che ci aspetta visto da Ian Bremmer fa paura. Ma i due rischi più grandi nel 2016 riguardano soprattutto l’Europa. In cui “la crisi dei rifugiati, i terroristi dell’Isis, la vulnerabilità del Medio Oriente” non sono casuali. Ma legati a fattori strutturali ai quali occorre porre subito rimedio. Perché, come espresso dal sociologo Francesco Alberoni, o si creano gli “Stati Uniti d'Europa o niente Europa».

Egidio Todeschini   

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12.2.2016