Referendum in Italia: le ragioni del sì e del no

Inaccettabile bocciare o approvare la riforma del Senato per opinioni personali. Meglio votare con coscienza e conoscenza

 

 

Mancano ancora alcuni mesi prima della chiamata alle urne per accettare o rifiutare le modifiche alla Costituzione, approvate il 12 aprile scorso, tendenti ad annullare quel bicameralismo perfetto che allunga i tempi legislativi ed a dare più poteri al Capo del Governo. Varianti grazie alle quali, secondo il testo presentato da Maria Elena Boschi, Ministro delle Riforme, Palazzo Madama non potrà più votare la fiducia ai Governi in carica né approvare le leggi, compito che spetta, in teoria, solo ai Deputati. Riforma che aveva suscitato molte polemiche e che, non essendo stata approvata con la maggioranza parlamentare dei due terzi dei membri di ciascuna Camera, ha reso necessario il referendum. Che si terrà ad ottobre.

Toccherà, quindi, agli Italiani decidere se accettarla o rifiutarla. La scelta va fatta a ragion veduta, non per i motivi politici o ideologici tendenti a contrastare l’attuale Premier, Matteo Renzi. Da molti, compresi alcuni esponenti del Pd, non apprezzato, a torto o a ragione, tanto da optare per il “no” solo per farlo dimettere, come lui ha promesso in caso di rigetto. Decisione discutibile, in quanto dettata solo dall’antagonismo politico, non dalla validità o meno della riforma. Che, invece, deve essere giudicata con raziocinio. Valutazione essenziale ma non facile, per la lunghezza e la difficoltà di comprensione della legge.

E’ vero che, secondo l’avvocata Anna Falcone, specializzata in Diritto costituzionale, ha notevoli positività, tra le quali quella di fortificare il Capo del Governo, contrariamente a quanto previsto dalla Costituzione elaborata nel 1948, dopo la caduta del fascismo. Tuttavia presenta alcune rilevanti inidoneità. Validità ed inefficienze che è opportuno conoscere ed analizzare, Prima di votare  sarà opportuno valutare validità ed inefficienze, onde dare un giudizio consapevole su una riforma così importante di cui si parla da molti anni, non limitandosi a rifiutarla solo per antipatia ed insofferenza nei confronti dell’attuale Premier. Motivo, questo, che mi spinge a parlarne ora.

 Per la Falcone, la ragione principale per cui è meglio votare “sì” risiede nel fatto che “I Governi saranno più forti”, quindi potranno decidere ed amministrare il Paese più velocemente di oggi. Il che non è da poco. Come, del resto, permetterà di fare l’addio all’attuale “bicameralismo perfetto” dal quale dipendono i ritardi e le ostilità oggi in atto. Al che si aggiunge il fatto che solo i Deputati potranno concedere la fiducia al Premier, abbreviando così i tempi procedurali. Senza contare che il mandato non sarà ripetibile e che, con la riduzione da 315 a 95 Senatori (oltre, ovviamente i Senatori a vita), diminuiranno notevolmente i costi.

Non solo: gli inviati a Palazzo Madama dai Consigli regionali e dai Sindaci non riceveranno nessuna indennità, il che farà ridurre di oltre 50 milioni di euro l’anno la spesa statale. Nella riforma è prevista anche una limitazione del ricorso ai decreti legge dei quali quasi tutti i Capi di Governo hanno abusato, giustificandoli con la necessità ed urgenza dei provvedimenti. Inoltre, le materie strategiche - tra le quali i trasporti e l’energia - saranno di competenza dello Stato, in quanto le Regioni, alle quali prima spettavano, non hanno sempre svolto al meglio la loro funzione. Ne conseguirebbe una notevole riduzione del contenzioso Stato-Regioni davanti alla Corte costituzionale, aumentato dopo la riforma del Titolo V varata nel 2001, e relativi costi.

Notevoli pure i motivi che spingerebbero al “no”, elencati dalla Falcone. Non sarà superato il bicameralismo, dato che il Senato legifererà ancora su molte materie, tra cui le leggi di bilancio. Senza contare che non sono stati eliminati gli aerei dei quali si servono i Parlamentari per recarsi a Roma dai loro luoghi di residenza; né ridotti i 630 Deputati. Non solo: per chiedere un referendum abrogativo occorreranno 800 mila firme, 300 in più di quelle attuali. Aumento previsto anche per presentare una legge d’iniziativa popolare: si passa da 50 mila a 150 mila adesioni. Inoltre, con l’abolizione delle materie concorrenti tra Stato e Regioni aumenteranno i ricorsi tra Capo del Governo e Presidenti regionali. E, vista la complessità del procedimento legislativo, si amplierà anche il contenzioso tra Camera e Senato.

Dunque, se la riforma sarà approvata, si avrà un Potere esecutivo che può governare senza aprire la strada ad alcuna deriva autoritaria, come previsto nel ’48, quando si temette che il Paese potesse ritornare ad una dittatura dei comunisti che s’ispiravano all’URSS. Ed una democrazia che permetterà ai cittadini di parteciparvi maggiormente. Ma non mancheranno nuovi problemi. Che sono da soppesare e valutare, con prudenza e logica, non per fare un dispetto a Renzi. 

Egidio Todeschini

 

15.6.2016