Siamo tutti meridionali di qualcuno

L’arrivo di tanti immigrati cambia il volto dell’Europa e le politiche dei diversi Stati. Un problema da affrontare con accortezza e lungimiranza

 

 

Gli Italiani del Sud sanno bene cosa abbia comportato loro il dipendere dai desideri, ordini e soprusi di chi, nei secoli passati, li ha governati e sopraffatti con tasse e punizioni, tanto da spingerli ad emigrare. Una sudditanza annullata dalla democrazia finalmente raggiunta che ha riconosciuto a tutti i cittadini il diritto di votare e, soprattutto, di esprimere la propria volontà mediante i referendum. Sottomissione ancora esistente in molti Paesi europei, Italia compresa, e in America.
A seguire le vicende politiche di vari Stati ci si rende conto di come le popolazioni o i governanti debbano sottostare alle altrui volontà, ai risultati referendari, alle modifiche governative che alterano le situazioni nazionali e planetarie, nonché all’eccessiva presunzione di qualche Monarca, Premier, o Presidente di Repubblica. I quali spesso sono poi obbligati a sottostare alle volontà di altre Nazioni.

Come successo alla Merkel, recentemente accolta a Dresda con fischi ed invettive, che ha visto sconfitta la sua coalizione partitica nelle recenti Amministrative. Calo di voti dovuto alle sue posizioni nei confronti degli immigrati: prima da ammettere solo se provenienti dalla Siria, poi da accogliere tutti, perché se “non riusciremo a distribuire in modo equo i rifugiati, allora la questione Schengen sarà di nuovo in agenda per molti”.

L’Ungheria di Viktor Orbàn, che aveva fatto edificare 175 chilometri di muro per fermare i profughi, fu contestata dalla Commissione Ue che lo scorso settembre aveva deciso di obbligare gli Stati membri ad accogliere gli immigrati calcolandone, in base alla popolazione nazionale, il numero che varia da poche migliaia (2.300 per l’Ungheria) fino a 160 mila. Delibera contro la quale il Premier ungherese ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia Europea, spalleggiato da Polonia, Slovacchia e dalla Repubblica Ceca.

Non solo. Incoraggiato dal voto della Gran Bretagna per uscire dall'Unione europea, Orban ha indetto il referendum, svoltosi il 2 ottobre, per invitare i cittadini a rispondere alla domanda “Vuoi che l'Unione europea abbia il diritto di prescrivere il tentativo obbligatorio di ingresso dei cittadini non ungheresi in Ungheria senza il consenso del Parlamento?”. Evidentemente dava per scontata la vittoria del “no”, convinto che a ciò influisse l’eventuale emergenza del terrorismo per combattere il quale, a luglio, il Parlamento aveva approvato una modifica ai poteri dello Stato, consentendo la detenzione prolungata di immigrati sospetti, la loro espulsione immediata e la chiusura delle frontiere.

L'insufficiente affluenza alle urne del 43,42% ha però fatto fallire la consultazione popolare. Ma il mancato raggiungimento del quorum di partecipanti al voto non ha fatto desistere Orban il quale ha commentato il fatto dicendo che “Le conseguenze giuridiche entreranno in vigore in ogni caso … L'unica condizione è che ci siano più 'no' che 'sì”. E così è stato. Il 98,3% degli elettori che è andato a votare si è espresso contro il piano europeo. “L'Unione europea - ha aggiunto - dovrà comunque tenerne conto”.

Non va meglio in Italia dato che la Francia ha chiuso le frontiere e rimanda indietro gli immigrati che cercano di passare il confine grazie ad autisti che li nascondono in auto per circa 150 euro. Rientrati nella Penisola, sono alloggiati in un campo della Croce Rossa che ne ospita 870, benché abbia posto solo per 460 persone. Una dipendenza dalla volontà francese cui si aggiungono le polemiche sulla revisione costituzionale che dovrebbe abolire il bicameralismo, per la quale è stato indetto il referendum che si terrà il 4 dicembre.

Concludendo possiamo dire che tutti siamo “meridionali” di qualcun altro: gli Italiani del Sud lo sono per quelli del Nord; per tutti gli Italiani sono meridionali i profughi dal Nord Africa che sbarcano sulle nostre coste. I quali inoltre sono considerati “invasori” indesiderati, anche da Ungheria, Francia, Gran Bretagna e Paesi dell’Est.

Tuttavia noi pure, a nostra volta, siamo meridionali per la Gran Bretagna che, dopo il voto sulla Brexit, ha iniziato a fare il conteggio degli stranieri operanti nelle loro aziende.

Certo è che l’arrivo di massa di immigrati verso l’Europa sta scombussolando un po’ tutta la politica dei vari Stati. Una invasione inarrestabile che certo costituisce un grosso problema, al quale però occorre rispondere con programmi lungimiranti e non con rattoppi del momento.

  Egidio Todeschini  , 7,10,2016