Dio non ha paura delle novità

Terminato il Sinodo la riflessione torna nelle diocesi. Ci si rivedrà fra un anno. Divorziati risposati e omosessuali i temi più controversi

 

Il Sinodo è un'istituzione della Chiesa cattolica, ove Vescovi e Cardinali, scelti secondo il criterio della rappresentanza, si riuniscono per esaminare argomenti relativi alla fede. Il termine deriva dal greco synodos, (syn = insieme, odòs = cammino), dal che s’intuisce che è una Istituzione avente lo scopo di aiutare il Pontefice a prendere decisioni su questioni importanti. Istituito nel 1965 da Papa Paolo VI, ora dichiarato Beato, è sotto la diretta autorità del Santo Padre che lo convoca quando lo ritiene necessario. Come ha fatto quest’anno Papa Francesco Bergoglio per vagliare alcune questioni relative alle cosiddette “forme imperfette” della famiglia (convivenze prematrimoniali e divorzi), nonché le unioni gay, e decidere quale deve essere in merito l’atteggiamento della Chiesa, onde “cooperare al progetto d’amore” di Dio.

 Riguardo alla delicata questione delle coppie di fatto, secondo il Card. Erdö, relatore generale del Sinodo, è necessario un atteggiamento di accoglienza in quanto -  ha detto - “la convivenza è spesso scelta a causa della mentalità generale, contraria alle istituzioni e agli impegni definitivi, ma anche per l'attesa di una sicurezza esistenziale, come il lavoro e il salario fisso… perché sposarsi è un lusso, cosicché la miseria materiale spinge a vivere in unioni di fatto”.

Da qui la discussione, tra favorevoli e contrari. I primi, ritenendo necessario passare da una “difesa dei valori” alla speranza fondata sul “piano di Dio”, si sono dichiarati propensi ad una maggiore apertura nei Paesi ove sono in calo matrimoni e battesimi, a condizione che l'accesso alla Comunione sia “preceduto da un cammino penitenziale… e da un impegno chiaro in favore dei figli”. Si tratterebbe, quindi, di “un discernimento attuato caso per caso”. Da applicare anche nei confronti dei divorziati, specialmente se risposati, che bisogna “accogliere e accompagnare con pazienza e delicatezza”, riconoscendo loro la possibilità di accedere alla Comunione, perché “non è il sacramento dei perfetti, ma di coloro che sono in cammino”.

In altre parole, alcuni Padri sinodali si dichiarano favorevoli a regole pastorali nuove, impostate su “ascolto, dialogo e vicinanza alle coppie in difficoltà”, da estendere pure nei confronti degli omosessuali che, secondo Papa Francesco, hanno “doti e qualità da offrire alla comunità cristiana”, in quanto i talenti prescindono dall'orientamento sessuale, come dimostrato da un’infinità di artisti, scrittori, teologi, Papi, musicisti e uomini politici, tra i quali, per citare solo i più rinomati, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Pasolini, Testori, Campanella, il Pontefice Giuliano della Rovere, Tasso, Leopardi, Molière, Beethoven, Ferdinando dei Medici, Washington, Umberto II di Savoia e, forse, Napoleone.

Questo ha spinto il Card. Erdö a chiedere se “per carità spirituale, siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?”, pur riconoscendo che non può esserci equiparazione tra unioni gay e matrimonio. Proposta non accolta da chi ritiene necessario “essere esigenti per celebrare il matrimonio in chiesa”, sacramento che necessita di una formazione dei futuri sposi, per far loro comprendere che esso “non è solo un punto di arrivo, ma un cammino verso una meta più alta, una strada di crescita personale e in coppia”. Per cui vanno rispettate le regole fondamentali: indissolubilità e apertura alla vita, cioè alla procreazione, quindi all’unione di un uomo con una donna. A sostegno delle quali il Card. australiano George Pell ha ricordato che “molti volevano che Gesù fosse più morbido nei confronti del divorzio. Non lo è stato”, a dimostrazione che esiste un fondamento teologico che proibisce alla Chiesa di accettare modifiche, in quanto parlando “solo di misericordia si rischia di smarrire il senso del peccato”. Questione già affrontata da Benedetto XVI sul finire del suo pontificato.

E’ stato un dibattito aperto - non c’è da meravigliarsi più di tanto dato che anche gli Apostoli Pietro e Paolo discutevano - il quale finora non ha dato risultati concreti. Infatti, questi temi controversi non hanno ottenuto la maggioranza dei due terzi, necessaria per essere accolti ed approvati: l'ipotesi dei sacramenti ai divorziati risposati e a certe condizioni ha ottenuto 74 no e 104 sì; a favore delle coppie gay da accogliere “con rispetto e delicatezza” si sono registrati 118 voti favorevoli, 62 contrari. Non una bocciatura, quindi, ma una frenata. Papa Bergoglio ha chiesto la pubblicazione delle discussioni e del risultato  finale, nonché invitato i sinodali a resistere alla “tentazione dell'irrigidimento ostile… e a non lasciarsi sorprendere da Dio”.

Il Sinodo sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa nel mondo contemporaneo”, riprenderà nel 2015 e si terrà dal 4 al 25 ottobre. Forse non ci sarà una vera rivoluzione, in merito, ma la dottrina ecclesiale probabilmente cambierà. Per adattare le vie e i metodi alle necessità dei nostri giorni.  

Egidio Todeschini

25.10.2014