L’Occidente deve difendere i suoi valori

Continua l’uccisione dei cristiani nel mondo. L’inerzia dell’Europa e il decisionismo del neo presidente USA. Non vediamo pace all’orizzonte

 

 

La persecuzione contro i cristiani nel mondo non ha fine ed è sempre più feroce, a giudicare dai dati statistici forniti dall’americano Center for Study of Global Christianity, secondo cui, nel 2016, ci sono state 28 carneficine che hanno provocato la morte a 90 mila persone, cioè un omicidio ogni 6 minuti. Il 70% di questi in Africa per essersi rifiutati di imbracciare le armi nei conflitti tribali; il restante 30% ammazzati durante attentati terroristici. Alle uccisioni ai quali si aggiunge il fatto che, in 102 Stati del mondo, circa 600 milioni di Cristiani non possono professare liberamente la loro fede.

Soprusi e violenze che non sono mancati nei secoli scorsi ma che oggi, a detta anche di Papa Francesco, sono più frequenti, anche perché aumentano, giorno dopo giorno, le uccisioni e le minacce registrate nel mondo occidentale e messe in atto per vendette, gelosie, furti. Fatti sconvolgenti che, però, sono poi puniti dai Tribunali, mentre la reazione europea alle stragi non cambia mai: prima manifestazioni di orrore, poi appelli alla tolleranza. Che fa aprire le porte agli immigrati di qualunque nazionalità e fede religiosa.

Disponibilità che, l’anno scorso, ha indotto Alexander Kissler, saggista e caporedattore di Cicero, principale periodico politico-culturale tedesco, ad affermare: “Non sappiamo ciò che accadrà quest’anno o nei prossimi anni. Ma sappiamo che questo tipo di immigrazione incontrollata è un gioco pericoloso, anche se, come diversi uomini politici continuano a dire, non c’è nulla da temere, nonostante i costi e i rischi siano enormi”. Tanto giganteschi da dover spingere a “guardare in faccia la realtà ... Giusto esprimere appelli alla tolleranza e le dichiarazioni sull’irreversibilità della coesistenza pacifica, … ma abbastanza insensato”.

 Problemi, quelli sottolineati da Kissler, autore anche del saggio Perché l’Occidente deve difendere i suoi valori, che, se non affrontati e risolti, possono causare conseguenze pericolose. Tra le quali la possibile fine del Cristianesimo, come ho rilevato l’8 febbraio scorso, dovuta anche all’attuale scarsa religiosità delle popolazioni europee. Che può spingere ad ignorare o sottovalutare l’inferno in cui ormai da anni vivono i Cristiani nei Paesi islamici. A volte addirittura interpretato come giusta reazione alla colonizzazione dei Paesi islamici, da parte del mondo occidentale.

Ammissibile, se si pensa ai morti e alle distruzioni provocate dagli eserciti invasori. I quali, però, poi si prodigarono a alfabetizzare i cittadini, i costruire case e scuole, importare tecnologie che, alla fine del XIX secolo, mancavano quasi del tutto in Africa. Nonché quei principi di democrazia, di libertà e di giustizia sociale non riconosciuti dalle Istituzioni locali che effettuavano brogli, violenze elettorali, guerre e colpi di Stato per procurarsi le ricchezze nazionali.

Benefici ai quali, oggi, i Musulmani rispondono con azioni cruente, uccisioni di massa, distruzione di chiese, profanazione di tombe, demolizione di croci. Atrocità che spingono alla fuga migliaia di Cristiani nel tentativo, non sempre raggiunto, di trovare lavoro, serenità e salvezza, in Europa. Come, del resto, fanno anche molti Musulmani, a volte per sfuggire a rappresaglie nei loro confronti, data la lotta esistente tra Sciiti e Sunniti, ma anche per far fuori, in nome di Allah, Cristiani ed Ebrei, come è avvenuto in diversi Stati del Continente, o hanno tentato di fare, senza riuscirci, in Israele dove,  secondo la giornalista ebrea Fiamma Nirenstein, “l'arma segreta contro il terrore è il coraggio quotidiano dei suoi cittadini". Questo dimostra quel “attaccamento alla Patria”, che invece sembra mancare agli Europei.

Da parte sua il neo presidente americano, Donald Trump, vuole rafforzare l'esercito e ha deciso di bloccare gli ingressi ai Musulmani provenienti da Iraq, Iran, Yemen, Libia, Siria, Somalia e Siria. Il che ha provocato le critiche di quanti lo accusano di “aver omesso dall'elenco le nazioni con le quali fa affari (Dubai, Abu Dhabi, Qatar, Arabia Saudita, Egitto) o dove possiede case di lusso. Decisione che, a suo dire, non è “una messa al bando dei Musulmani", ma piuttosto la volontà di dare priorità alle "minoranze cristiane" e di bloccare l’ingresso negli Stati Uniti ai terroristi islamici. Disposizione cui è seguito l’invito al Pentagono di preparare “un piano anti-Isis entro 30 giorni”. Tale provvedimento è in linea con le sue promesse elettorali. Ciò contrasta con l’inerzia dell’Europa. Ma potrebbe, secondo altri, scatenare ulteriormente una recrudescenza degli attacchi contro i Cristiani, contro gli Usa e contro l’Occidente. Non vedo pace all’orizzonte.

Egidio Todeschini

17.3.2017