UE noncurante sull’immigrazione in Italia

Migliaia i profughi che la Marina ogni giorno tenta di salvare a volte senza riuscirci. Onere che il nostro Paese non può sostenere da solo

 

Non sorprende l’espatrio di chi tenta di sfuggire alla fame, alle guerre locali ed alle violenze perpetrate su donne, bambini, cristiani o rivali politici. Esuli arrivati nella nostra Penisola già nei primi anni 70, tanto da far emanare, nel 1990, la legge Martelli per regolarizzare gli stranieri; alla quale seguì nel 1998, per scoraggiare l'immigrazione clandestina, la Turco-Napolitano che istituì i centri di permanenza temporanea per chi era sottoposto a provvedimenti di espulsione. Testi legislativi che non bastarono a risolvere il problema, per cui nel 2002 si approvò la Bossi-Fini che prevedeva l'espulsione immediata dei clandestini da parte della forza pubblica. Delibera che non impedì l’aumento degli immigrati, all’inizio soprattutto Marocchini ed Albanesi, poi provenienti dagli Stati islamici del Medio Oriente e dell’Africa, passati dai 1.334.889 del 2001 ai 4,8 milioni nel 2012, come in Inghilterra, ma meno dei 7,4 della Germania e dei 5,6 della Spagna. Ne conseguì, tra l’altro, un incremento nelle scuole del 9% di allievi forestieri, specialmente nelle Regioni settentrionali, la metà dei quali non italofoni. Fin qui, un breve ripasso storico necessario per meglio comprendere la situazione odierna, veramente catastrofica, oltre che costosa.

Nei primi 3 mesi dell'anno, a stare ai dati resi noti dal Governo lo scorso 29 aprile, sono approdati in Italia oltre 25mila immigrati, molto di più di quelli arrivati nel 2013, ai quali si aggiungerebbero, secondo le previsioni del direttore centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere, Giovanni Pinto, le 800mila persone, “se non di più”, che potrebbero partire dalle coste dell'Africa verso l'Europa, complici le migliori condizioni meteo attuali e l'anarchia vigente in Libia da dove parte il 96% di chi, cercando di scappare dai Paesi dell'Africa subsahariana per raggiungere le coste europee, spesso cade vittima dei trafficanti. L’Italia tenta in tutti i modi di salvarli, motivo per cui invoca a gran voce l'aiuto dell'Europa, in quanto rischia il collasso economico per il costo, circa 90 mila euro al giorno, derivante dai soccorsi in mare, dalle cure mediche, dal sostentamento alimentare e dalle spese di trasporto, perché i centri di accoglienza nel Sud sono ormai strapieni. Problemi ai quali si aggiungono le tragedie che si stanno registrando in questi giorni. Sono, infatti, drammatiche le notizie a riguardo. Più di 50 persone trovate morte a 100 miglia da Lampedusa, dopo l'affondamento dei barconi; centinaia i dispersi ancora in mare, 250 i recuperati dalle unità navali del dispositivo "Mare nostrum"; molte le mamme ed i bimbi trovati in pessime condizioni. Una vera tragedia, come ha rilevato Rami Kaal, portavoce del Ministero dell'Interno, che ha suscitato lo scontro tra Italia e Unione europea sul tema immigrazione e residenza degli espatriati.

Un battibecco notevole tra Michele Cercone, portavoce della Commissaria Cecilia Malmstrom ed il nostro Ministro degli Interni. Secondo il primo, “l’UE può finanziare il ricollocamento dei rifugiati ma non obbligare i Paesi europei ad accoglierli", affermando che la Commissione europea collabora con le autorità italiane sul problema dei flussi migratori, attraverso "contatti quotidiani” e mettendo “in campo tutti i mezzi a propria disposizione per sostenere l'Italia” la quale, però, “deve dire quello che vuole esattamente”, visto che a marzo “la Malmstrom ha inviato una lettera al Governo italiano in cui chiedeva indicazioni concrete” su ciò che Bruxelles avrebbe potuto fare in più rispetto a quanto già messo in campo, senza mai ricevere risposta. Affermazioni sulle quali Angelino Alfano, non concorda. Tanto da rispondere che sono quattro le “indicazioni precise che noi abbiamo sempre dato in tutte le riunioni a Bruxelles” sul tema. La prima: accoglienza umanitaria in Africa, in particolare in Libia. La seconda che il soccorso in mare debba farlo anche l'Europa attraverso l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne (Frontex). La terza che essa abbia una sede in Italia e non a Varsavia. Infine, che i migranti, se non vogliono restare nel nostro Paese (che, tra l’altro, non può accoglierli tutti), devono poter esercitare il diritto di asilo politico altrove, altrimenti si trasforma la Penisola “nella prigione dei rifugiati politici”.

Anche il Capo di Governo, Matteo Renzi, ed il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, hanno chiesto che “l'Italia non sia lasciata sola ad affrontare una emergenza umanitaria”; che l'Europa si assuma “la sua responsabilità” e che "intervenga anche l'Onu". In quanto non spetta solo all’Italia, già in crisi economica, ospitare chi si professa rifugiato politico, senza magari esserlo. Con un esborso che incide notevolmente sulle casse indebitate dello Stato che, pur di salvare vite umane, non si rifiuta di pagare il conto. Un botta e risposta che ha spinto l’Unione Europea a fare un appello agli Stati membri perché “mostrino più solidarietà”, in quanto l'Italia non può accogliere tutti; a rafforzare la lotta contro i criminali trafficanti di esseri umani, nonché a promettere l’invio in Italia di “fondi fino a 6mila euro per rifugiato”. Era ora. E c’è solo da augurarsi che mantenga l’impegno.

Egidio Todeschini

  

 17.5.2014