La scienza deve rispettare l’etica

Fecondazione artificiale e ricerca medica: quel che non si dice in merito. L’embrione è un essere vivente, tutelarlo è dovere morale

La notizia della legge olandese che rende lecita l’eutanasia ai minori di 12 anni, anche senza il loro consenso, arriva quasi in concomitanza con l’autorizzazione britannica alla clonazione, per scopi terapeutici, di embrioni umani e con il caso del bambino guarito, in Italia, dalla talassemia dopo un trapianto di cellule primarie (staminali) sane. La decisione presa in Olanda ha convinto poco gli Italiani, la “manica larga” degli Inglesi e la guarigione di Luca hanno suscitato invece rivalse e polemiche. 
  Del resto, sul tema un primo scontro era avvenuto circa un anno fa, al momento della discussione, ed approvazione, della legge sull’insemina-zione assistita. A Radicali, Verdi e all’estrema sinistra non era piaciuto che fosse consentita solo tra coniugi e che proibisse selezione e congelamento degli embrioni, nonché gli esperimenti su di essi; e che si fosse messo un veto alla clonazione, agli uteri in affitto, all’inseminazione di donne anziane, di single e di omosessuali. Da qui le accuse alla Chiesa (ovviamente “retrograda”!) “che s’intromette nelle questioni dello Stato”. 
  Non erano mancati neppure gli appelli all’equità (“la legge è ingiusta perché i ricchi possono recarsi all’estero, i poveri no!”); né gli inviti a non frenare i progressi della scienza (“la coltura delle cellule staminali permette di guarire malattie altrimenti penalizzanti e/o letali”). Il tutto, in nome del laicismo che, servendosi della scienza, trasforma la filiazione da “dono di Dio” in diritto dell’individuo.  Poi la disputa (e la raccolta di firme per il referendum abrogativo messa in atto dai radicali di Pannella appoggiati dai Verdi) era stata sopraffatta dall’incalzare di altre notizie, finendo nel dimenticatoio.
  Finché non sorge il caso di Luca. Commovente, niente da dire: il bambino ha cinque anni, era talassemico ed ora è guarito grazie alle staminali dei fratellini nati sani. Per grazia del Signore? No, mediante la selezione degli embrioni fatta in Turchia ove è ammessa: eliminati i 9 malati, inseminati quelli non affetti dalla malattia in questione. Ed è bastato ciò per ridar fiato alle trombe di chi, nelle limitazioni della norma nazionale, legge un’offesa alla libertà di coscienza ed un freno alla ricerca scientifica. In contrasto e a dispetto dei tanti, scienziati e medici, cristiani ed atei, che vedono in tale prassi solo un “delirio” della scienza.
  Ne è derivato un notevole rilancio della raccolta di firme per il referendum (e voteremo anche noi all’estero, se sarà approvato!). Da qui la mia decisione di riprendere l’argomento, benché già trattato. Immagino le obiezioni del lettore: “Tu sei un prete e non puoi che concordare con la Chiesa ”. Oppure: “Tu non sai cosa vuol dire desiderare un figlio e non poterlo avere”. Prevedo anche la domanda che Miriam Mafai pone in Italia: “E’ un peccato volere un figlio sano?”, e la relativa risposta, ovviamente negativa. 
  E’ vero, concordo con quanto dice la Chiesa , non perché porto l’abito talare ma piuttosto perché ritengo di dover essere fedele al “sia fatta la Tua volontà” non solo quando essa piace o fa comodo. E perché sono convinto che, se la scienza è al servizio dell’uomo, l’uomo non può essere il “mezzo” che le consente di progredire ma solo il “fine” cui tendere. 
  Da tale verità, anzi “imperativo categorico” come la definì Kant, discende l’inderogabile principio che sottopone scienza e tecnica all’etica. Etica intesa come morale primordiale, non come dogma religioso. Morale che permette di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è solo scientificamente possibile. Che insegna a rispettare sempre la vita dell’essere umano che non può mai essere soppresso, né per evitargli sofferenze né per soddisfare il sia pur legittimo desiderio di avere un figlio e in ottima salute. 

  L’embrione è “homo vivens”: a dirlo non è né la Chiesa ma la Scienza stessa. La quale afferma che, a 18 giorni dal concepimento, esso ha un cuore che pulsa e che nelle prime dodici settimane diventa creatura capace di sentire la voce della mamma. E noi pensiamo di poterla ibernare? Di distruggere quella non sana? Che differenza ci sarebbe tra noi e gli antichi Spartani che gettavano dalla Rupe Tarpea i bimbi indesiderati e malformati? Che coerenza c’è nel chiedere l’abolizione della pena di morte ma acconsentire all’eliminazione di un essere vivente solo perché malato? O alla sua distruzione per curare un altro? E che logica c’è nel rifiutare il mais geneticamente modificato (OGM), ma battersi per poter applicare la stessa tecnica scientifica ad un figlio? 

    Con quali risultati, poi? Ho voluto informarmi, prima di scrivere. Ed ho appurato che, nell’80-85% dei casi, la fecondazione in vitro (Fiv) non funziona (ma intanto si sono uccisi altrettanti esseri); che ogni Fiv costa 4.000 euro e che vi si deve ricorrere, prima di avere un figlio, almeno 13 volte (che sia il motivo dell’abbandono degli studi sulla sterilità?); che è possibile ricavare le staminali dai cordoni ombelicali (perché allora non utilizzare quelli dei tanti bimbi sani che nascono?); che la necessaria crioconservazione (ibernazione) degli embrioni ne uccide 30 su 100 e che la scienza non sa quanti, dei rimanenti, siano deteriorati (da ciò i numerosi casi di anomalie genetiche presenti nei bimbi inseminati); che già si prevedono alterazioni psicologiche nei “concepiti” in laboratorio (mi stupirebbe il contrario!); che le donne artificialmente fecondate corrono gravi rischi, psichici e fisici (perché nessuno ne parla mai?).
  E sapendo tutto ciò, possiamo ancora essere favorevoli a tale mostruosità cui si dà il nome di progresso scientifico?

Egidio Todeschini

10.9.2004